Naufrago solo tra le boe: salvato da padre e figlio

Cupra Marittima (Ascoli), 15 novembre – All’inizio sembrava soltanto un riflesso di luce, qualcosa che si muoveva tra le boe e i cavi dell’allevamento di cozze. Poi, avvicinandosi, quel movimento ha assunto una forma precisa: era un braccio che si agitava. E dietro quel braccio c’era un uomo in acqua, aggrappato a una boa e in attesa di aiuto. È così che una normale uscita in mare di padre e figlio si è trasformata in un salvataggio che ha dell’incredibile.

I due, entrambi con esperienza di mare, erano usciti con una piccola barca a motore dalla riva di Cupra Marittima. Stavano tornando verso terra quando, passando nei pressi dell’allevamento di cozze, hanno notato qualcosa che si dimenava tra i ‘filari’ dell’impianto. In un primo momento hanno pensato a un effetto del sole sull’acqua o alla presenza di qualcuno degli addetti all’allevamento.

Ma non c’era alcuna imbarcazione nelle immediate vicinanze e quel movimento continuava. La curiosità ha fatto il resto. Padre e figlio hanno deciso di avvicinarsi e, man mano che la distanza diminuiva, quell’immagine ha preso forma. Era una persona che chiedeva aiuto. Quando hanno raggiunto i ‘filari’, hanno visto un uomo aggrappato a una boa galleggiante. Era uscito anche lui da Cupra Marittima, con una piccola barca, per una battuta di pesca con la canna, quando, per cause accidentali, era finito in acqua.

La barca era andata da sola

La barca, rimasta con il motore acceso e a bassa velocità, aveva continuato la sua navigazione da sola, mantenendo la rotta precedentemente impostata e dirigendosi lentamente verso il largo. Il naufrago, ancora in buone condizioni fisiche, è stato immediatamente soccorso e fatto salire a bordo. A quel punto è iniziata una seconda corsa, questa volta all’inseguimento della piccola imbarcazione che, senza nessuno al timone, continuava ad allontanarsi. Una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che, invece, si è conclusa nel migliore dei modi grazie all’intuizione e alla curiosità di padre e figlio. I protagonisti, sia il naufrago sia i suoi salvatori, preferiscono mantenere la massima riservatezza “per non avere problemi con gli organi interessati”. Ma il fatto merita di essere raccontato perché, al di là dell’episodio, evidenzia una lezione che il mare ripropone con una certa severità: in mare, quando si esce da soli basta un attimo perché una normale giornata possa trasformarsi in un’emergenza.

Il precedente di Antonio Nardini

Una situazione per certi versi simile si era verificata tre anni fa, quando Antonio Nardini, 65 anni, commercialista di Ascoli ed ex consigliere dell’Ascoli Calcio, era scivolato in mare a circa tre miglia dalla costa, perdendo la sua barca a vela ‘Teti’. Anche quella imbarcazione aveva continuato la sua navigazione verso sud, mentre l’uomo era rimasto solo in acqua. Nardini aveva raccolto tutte le proprie forze ed era riuscito a raggiungere a nuoto la spiaggia di Grottammare, ormai stremato dalla fatica. Due episodi diversi, ma con lo stesso insegnamento.