Nasce la farina Mulino del Po nel nome di Riccardo Bacchelli: “Dal grano delle terre del fiume”
Riva del Po (Ferrara), 15 settembre 2026 – La corrente è forte e si porta via le barchette di carta – sono uscite dalle mani del maestro degli origami Maurizio Giovanni Pizzo – che spariscono sul Grande Fiume, dove è più ampio. In quello specchio è rinato il mulino del Po, le pale che girano, la macina.
Leonardo Baraldi, 70 anni, lascia scivolare dalla mano il grano, dall’altra parte esce la farina, profuma. “Funziona perfettamente con l’acqua, come una volta, come nelle pagine di Riccardo Bacchelli”, e indica le foto, seppiate, sotto vetro, appese alla parete di legno. Uomini del fiume, mugnai e barcaioli.
Una storia che Bacchelli ha raccontato, che è diventata un film. Pagine che lì – sulla sponda di Ro Ferrarese, così si chiamava prima di un referendum, così viene chiamato ancora da Leonardo – sono tornate a vivere. Il mulino in pessime condizioni, affondato, ristrutturato e di nuovo là. E’ tornato a presidiare la sponda, riscatto del passato. Un’impresa messa a segno dal Comune, l’orgoglio del sindaco Daniela Simoni, che non si è arresa mai. E cammina fiero Leonardo sulle tavole del mulino galleggiante, volontario dell’associazione Pro Loco Terre Bacchelliane, già il nome un monito a rispettare il fiume, volti che affiorano.
La memoria salvata
“Il passato è salvo, la memoria di Bacchelli è salva”, scandisce le parole Giovanni Dalle Molle, vicepresidente, al suo fianco il presidente Liviano Palmonari, che delle nostre tradizioni è paladino. “A Guarda Ferrarese portiamo avanti il museo degli antichi mestieri, tesori che raccontano come eravamo”. Ma quella è un’altra avventura. Nella golena – arte all’aria aperta – i pittori illustrano, tra i pioppi, le loro opere, quadri e fantasia sul cavalletto. Ma lo sguardo torna verso il mulino, Bacchelli e la corrente.
E’ stato creato un marchio. “Il grano di queste terre viene portato nei silos della cooperativa Capa Cologna – dice il sindaco –, da lì in un mulino a Modena, si chiama Molino Casoni, che lo trasforma in farina. Grano di queste terre”. Farina che è stata messa in sacchetti. Su un lato si legge ’Mulino sul Po’. Sul retro, ci sono due frasi di Bacchelli. “Per fare buon pane non si dà macinatura migliore e più gentile di cotesta di fiume”. E ancora. “Il luogo dove si fece sempre il migliore pane del mondo, ch’è il ferrarese”. E migliore pane del mondo sarà.
Grande orgoglio
Al Molino Casoni ne sono orgogliosi, hanno creato un nome. “La farina ’tutto corpo’ con il grano ferrarese delle aziende agricole di Riva del Po. Così chiamata perché ottenuta da un tipo di macinazione del grano innovativo ma attento alla tradizione”.
Quei sacchetti li trovi nel negozio di Casoni, nell’area golenale del Mulino, a Riva del Po. “Tutto il sapore il profumo ed il gusto dei prodotti del nostro territorio”. E’ il sindaco a spiegare una filiera virtuosa, dal grano al pane. “I nostri forni, alcune pizzerie, ristoranti usano la farina Mulino del Po. Più buona, a chilometro zero, ricca della memoria di questa terra, del fiume”. Che va difeso. Baraldi guarda la corrente che trascina un mondo, arbusti, pezzi di legno. “Siamo sempre qui a sorvegliare il mulino, a proteggerlo da quei tronchi che arrivano giù, che possono danneggiare la struttura”. L’associazione conta una ventina di volontari, hanno una missione, tenere vivo quel luogo dove affondano le radici della tradizione. “Perché era affondato? Perché era stato dimenticato. Bisogna voler bene ai segni del passato, la memoria è vita”. La storia di Bacchelli, scritta nel bianco della farina che Leonardo tiene tra le mani.