Napoli, il rettore della Federico II Andrea Mazzucchi: «Gli alloggi una priorità, tutelerò gli universitari»

Mentre gli studenti delle superiori occupano le scuole, nell’università ritorna la protesta contro il caro affitti. Gli studenti dell’Udu, l’Unione degli Universitari, presidiano la Federico II con le tende per denunciare il costo insostenibile delle stanze, la carenza di studentati pubblici e le risorse pubbliche destinate agli studentati privati.

Che risposta intende dare?

«Già da direttore del Dipartimento di Studi Umanistici avevo espresso la mia vicinanza alle ragioni degli studenti che protestavano su questi temi - risponde il rettore dell’Università Federico II, Andrea Mazzucchi - È evidente che la mancanza di alloggi per i fuorisede è un tema al quale un ateneo pubblico deve prestare grande attenzione, e intendo farlo».

In che modo?

«Ho già avviato una ricognizione degli spazi disponibili, per individuare i luoghi in cui realizzare studentati a prezzi calmierati. Molto si è già fatto, anche con i fondi del Pnrr, in una gestione mista tra pubblico e privato, ma con una quota di posti riservata al diritto allo studio e a prezzi più sostenibili. A breve, quando comunicherò il sistema di governance, ci saranno delegati e referenti per questo tema. Non tutto dipende dall’ateneo, come sanno benissimo gli studenti. C’è però un’interlocuzione molto positiva e seria con l’Adisurc (Azienda per il Diritto allo Studio Universitario), con la Regione, con la Città metropolitana e con il Comune di Napoli. È una questione che deve stare al primo posto nell’attenzione dei decisori politici: se vogliamo un ateneo all’altezza del suo ruolo, dobbiamo investire moltissimo sul diritto allo studio».

Oltre agli studentati, non si potrebbe pensare anche ad accordi con privati che hanno abitazioni sfitte, magari con le università cittadine nel ruolo di garante?

«Sono decisioni da prendere insieme agli altri atenei, perché non c’è solo la Federico II. Si possono però replicare azioni già attivate altrove, penso a Torino e Padova: rapporti solidi con il Comune e una ricognizione delle stanze disponibili negli appartamenti di anziani, in cui lo studente trova ospitalità e in cambio offre la propria compagnia, in una forma di reciproco aiuto. Mi piacerebbe avviarle anche a Napoli. Credo soprattutto che gli atenei, in rapporto con le istituzioni pubbliche, debbano porsi come priorità garantire servizi adeguati agli studenti. È anche il modo migliore, per tutti gli atenei campani, di trattenere i propri studenti sul territorio. Se non lo facciamo, rischiamo che una parte significativa di studenti si disperda verso altre città, altre sedi o le università telematiche. È un tema politico cruciale».

Altrimenti le università si svuoteranno e diventeranno cattedrali nel deserto?

«Si negherebbe il senso stesso dell’università, che è fatta di un sistema di relazioni. Per questo, accanto agli studentati, serve individuare luoghi di socialità in cui gli studenti possano stare bene, e lo stiamo già facendo con la ricognizione degli spazi. Servono spazi studio e orari di apertura più lunghi per le nostre biblioteche. Sono strumenti che ho intenzione di mettere in campo alla Federico II. Credo che arriveranno presto segnali concreti».

Dunque il diritto alla casa e il diritto allo studio camminano insieme.

«Assolutamente sì, e sono priorità del mio mandato elettorale».

Lei ha parlato di persone che se ne occuperanno nella sua nuova governance.

«Sì, da prospettive diverse. Ho una figura delegata al diritto allo studio, alle mense e agli alloggi, perché ritengo importante, anche simbolicamente, segnare questa presenza. Il collega si coordinerà con i delegati all’edilizia, alla sostenibilità e ai rapporti con le istituzioni del territorio, per avviare presto il processo».

Ha incontrato gli studenti che hanno piantato le tende davanti alla sede centrale?

«Li ho incontrati nei giorni scorsi. Sono studenti con cui ho da sempre un rapporto consolidato e che stanno manifestando, in maniera molto composta, un’esigenza legittima. L’università pubblica deve mettersi in ascolto e provare a offrire risposte. Non dipendono esclusivamente da noi, ma questo non può diventare un alibi per non fare nulla. Lo chiederò in tutte le sedi, al governo nazionale ovviamente, ma non solo: uno sforzo e un’attenzione in questa direzione. La qualità della vita degli studenti, nel sistema universitario italiano e in quello campano in particolare, deve essere una delle priorità dell’azione politica. È un tema sociale, ma anche di equilibrio dello Stato e di sostenibilità dei nostri atenei. Non possiamo svuotarli: sarebbe un grave danno non soltanto per il sistema accademico, ma per il territorio su cui lavoriamo».