Napoli: «Basta con le botticelle, vogliamo le licenze taxi»
Ogni giorno sotto il sole cocente, dal mattino al tramonto, per accompagnare i turisti tra le vie e i monumenti più caratteristici di Napoli. Ma senza tutele né per loro né per i vetturini che li guidano. È il triste destino dei cavalli delle botticelle, che oggi tendono ormai a scomparire. In città infatti sono tre le carrozzelle rimaste per i tour destinati ai visitatori italiani e stranieri che sbarcano all’ombra del Vesuvio.
Ma il problema è che, oltre ad essere un’antica e folcloristica tradizione di alcune grandi metropoli (che spesso si tramanda da padre in figlio), è un’attività divenuta poco redditizia e con mille difficoltà quotidiane da affrontare. Come spiegano Giovanni e Rosario Amato, zio e nipote, che sono due dei tre vetturini che girano tra le strade del centro e del lungomare: «Non abbiamo garanzie - tuonano - stiamo in mezzo alla strada da mattina a sera e a stento guadagniamo una o due corse al giorno. A questo si aggiungono le spese per il cavallo, che va curato e salvaguardato e quelle per un pasto e una bibita per noi».
L’appello
Da qui la richiesta dei due conducenti: convertire la licenza per il trotto con quella per un taxi, «come è avvenuto a Roma, dove già 35 nostri colleghi sono diventati tassisti con regolare licenza concessa dal Comune». La proposta di sostituire con una legge nazionale le cosiddette botticelle ossia le carrozzelle di piazza con vetture elettriche ad uso taxi era arrivata nei giorni scorsi, dopo che un cavallo era collassato sull’asfalto al centro di Roma, mentre trainava una carrozza sotto il sole.
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Un episodio che aveva riportato alla ribalta il dibattito sulla soppressione di quei mezzi che da sempre vede in campo associazioni di animalisti e istituzioni. In particolare Fiorella Zabatta, co-portavoce nazionale di Europa Verde ed esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, aveva chiesto con urgenza un intervento normativo proponendo «una legge nazionale per passare dalle botticelle a vetture elettriche ad uso taxi» e rinnovando l'appello ai sindaci affinché rafforzassero le ordinanze di tutela durante le ondate di calore. Una questione che vede coinvolti in primis i vetturini, spesso accusati ingiustamente di essere i responsabili delle mancate tutele degli animali. A proporre una soluzione è proprio chi guida le carrozzelle trainate dai cavalli: convertire le licenze in quelle per i taxi.
La pensano così Giovanni e Rosario Amato, cocchiere il primo dal 1978, che denunciano: «Sono anni che abbiamo incontri con consiglieri comunali e assessori, ma non si risolve mai nulla. E noi siamo alla mercé di chi ci offende e insulta, accusandoci di maltrattare questi animali. Cosa non vera, perché il cavallo è il primo a cui noi pensiamo uscendo di casa al mattino per venire da Secondigliano in piazza a lavorare. Facciamo piuttosto come hanno fatto nella capitale, così tuteliamo gli animali e garantiamo un’occupazione a chi, come noi, fa questo lavoro da decenni».
Tra spese vive e costi aggiuntivi ogni giorno zio e nipote, che lavorano insieme a un altro vetturino, Giuseppe Barrese, non riescono a sbarcare il lunario. «Per noi e per il cavallo è un massacro, perché stiamo per strada dalle 10 alle 18, con una pausa dalle 12 alle 16 come previsto dalla legge. Un lasso di tempo nel quale restiamo all’ombra per ripararci, ma con queste temperature è devastante». Col risultato che il guadagno è minimo, per non dire irrisorio: «Facciamo al massimo un paio di corse al giorno se siamo fortunati, per un costo di 30-40 euro della durata di circa un’ora. Il tour comprende il Plebiscito, dove c’è il posteggio; il lungomare, piazza del Gesù, piazza Municipio e Spaccanapoli. Prima almeno nel weekend si lavorava, ora anche di domenica e nel periodo estivo restiamo in piazza a prendere il sole. Lavoro? Zero».
I costi
A tutto questo si aggiunge il costo per la cura giornaliera del cavallo: una spesa di 25 euro tra mangime, vitamine, ma anche mele, carote, scarola «e fieno, che calcifica le ossa - ricorda Giovanni - perché il cavallo, sia chiaro, lo curiamo e lo manteniamo in salute, oltre a pulirlo ogni giorno». Una situazione che però è divenuta insostenibile, per cui i due vetturini lanciano un appello al Comune: «Facciamo come nella capitale, dove su 52 colleghi 35 hanno avuto la licenza di taxi. Da un lato si risolverebbe il problema di tenere questi animali per strada sotto il caldo estremo, dall’altro anche noi potremmo lavorare in condizioni più idonee e umane».