Napoli, anziana chiama la polizia: «Non ho cibo, aiuto». Poi la verità: «Mi sento sola, volevo parlare con qualcuno»
Ci sono le emergenze a sirene spiegate, la lotta al crimine organizzato e alla diffusione incontrollata delle armi tra i giovanissimi. Ma c’è anche la vita vissuta, quella segnata dalla sofferenza e dall’abbandono, che all’improvviso, in una serata di metà ottobre, incontra il cuore che batte forte sotto la divisa della polizia di Stato.
È una storia di profonda solitudine, quella che arriva dai vicoli del Cavone di piazza Dante, nel cuore del centro storico di Napoli, dove un’anziana donna, ritrovatasi stretta tra le mura del silenzio domestico, ha trovato il coraggio di comporre il numero unico di emergenza e lanciare un appello disperato: «Non ho cibo in casa, potete aiutarmi?». In pochi minuti gli uomini della Squadra volanti del commissariato Montecalvario si sono precipitati a casa della donna, sbattendo su una verità forse ancora più drammatica: la settantanovenne aveva bisogno di un po’ di compagnia e di trascorrere del tempo con qualcuno che ascoltasse il suo dolore. I poliziotti, davanti a quelle parole cariche di dolore, non hanno esitato neppure un istante, trascorrendo con lei quasi due ore tra una chiacchiera, un aneddoto dei “vecchi tempi” e una tazzina di caffè.
L’allarme scatta intorno alle venti di ieri. L’anziana contatta il 113 e spiega che in casa le manca tutto, persino «il cibo e l’acqua». Scatta la segnalazione. La volante del commissariato Montecalvario accende i lampeggianti e raggiunge l'indirizzo indicato. Ma quando i poliziotti varcano la porta di ingresso, non trovano un’emergenza di pubblica sicurezza e neppure un magazzino vuoto. Davanti a loro c’è una donna sola. Lucidissima, ma stremata da giorni di silenzio assordante. La signora Raffaella crolla quasi subito, rivelando la verità: la chiamata al 113 era una richiesta di aiuto di tipo diverso.
«Avevo solo bisogno di fare due chiacchiere con persone di fiducia». Un unico nipote visto di rado, trent’anni di lavoro come ragioniera alle spalle, la passione mai spenta per il canto e un’agenda di vecchi amici che, uno dopo l’altro, hanno fatto perdere le proprie tracce. Gli agenti si accomodano quindi nel salotto, ascoltano la storia della donna, scambiano battute, tentano di strapparle un sorriso per farle dimenticare, anche solo per un po’, il peso degli anni e dell’abbandono. La chiacchierata dura un paio di ore: il tempo necessario a restituirle un pizzico di serenità. Poi la promessa pronunciata prima dei saluti finali: «Ci chiami in qualsiasi momento e in ogni caso ci rivediamo a inizio novembre per il vostro compleanno».