Mumbrù disegna già la Virtus del futuro: "Stile e impegno: vogliamo essere così"
Colazione da Tiffany? No, colazione con Alex Mumbrù all’Hotel Savoia Regency. Il coach catalano chiede la prima uscita ufficiale in ‘campo neutro’, o quasi, per conoscere una per una le persone con le quali dovrà lavorare durante l’anno. Tecnico che dimostra di avere idee chiarissime. A partire dalla lingua. "Non parlo ancora l’italiano bene. Magari spero di farlo nell’arco di un paio di mesi. Ma lo capisco. Così se qualcuno pensa che non comprenda…". Lo dice sorridendo, Mumbrù, a latere del faccia a faccia con telecamere e taccuini. Parla, Mumbrù, perché le domande sono numerose. Parla, ma non annoia. E sembra a suo agio davanti alle telecamere. Una rivoluzione epocale, in casa bianconera, rispetto ai telegrammi della gestione Ivanovic. Senza entrare in questioni tecniche.
Viene introdotto da Paolo Ronci – "la squadra l’abbiamo costruita insieme, pensando ad alcuni principi", dice il coach – poi si prende la scena. E allora da Hackett a Diarra, da Alston a Edwards ecco la filosofia di un tecnico che spera di rimanere a lungo. Perché conosce l’appeal della Virtus. Ma sa che, le grandi squadre, non si costruiscono i due giorni. Ma che, al contrario, abbiano bisogno di tempo per raggiungere determinati risultati.
La Virtus. "E’ un onore essere qui in uno dei club con più storia. Sapevo cosa significava da giocatore essere in un posto come questo, ora inizio a scoprirlo anche da allenatore".
La squadra e i tifosi. "Una delle nostre prime idee era chiara: i tifosi devono essere orgogliosi del modo in cui lotteremo, vogliamo giocare bene in difesa, lottare, recuperare palla e correre. I rimbalzi saranno importanti, In attacco e in difesa".
Il modello. "Mi sono ispirato ad Aito. Ma anche in Italia ci sono grandi allenatori. Penso a Ettore Messina o a Scariolo. Sergio mi ha allenato in Nazionale. Ci siamo sentiti, prima di firmare per la Virtus. Mi ha parlato bene della V nera e dell’esperienza a Bologna".
La Catalogna e Bologna. "In tutti i parchi c’è un canestro. E vedi i bambini con la palla in mano. In Catalogna è un po’ lo stesso".
Esempio Parigi. "Parigi, quando è arrivato Splitter aveva già una serie di giocatori che erano insieme da un po’ di tempo. Possiamo essere una squadra vicina a quella. Abbiamo un gruppo giovane, ci dovrà essere un processo di crescita generale".
Edwards. "Kessler è un buonissimo tiratore, è un giocatore molto atletico e silenzioso".
L’ultimo tiro. "Se pensiamo di avere un solo ’go to guy’, potremmo avere un problema. La cosa fondamentale è che tutti all’interno della squadra hanno molto chiaro il loro ruolo".
Diarra. "Aliou ala forte? E’ un po’ difficile, si potrebbe usare nella metà campo difensiva per la sua velocità. Però in attacco lui sarà quello che dovrà creare spazio per i tiratori, visto che questa è una squadra che vuole tirare tanto da tre. Sarà il nostro stile".
La difesa. "Vogliamo che la nostra difesa sia importante, però, nell’ottica di non pensare alla vittoria o la sconfitta, ma al processo che dipende da quello che succede in campo. Se i giocatori danno il 100 per cento, i tifosi saranno orgogliosi di noi".
I trofei. "Due anni fa la Virtus ha vinto lo scudetto e se ricordiamo i giocatori che c’erano, ne sono rimasti pochi. E’ normale che i tifosi vogliano vincere, anche noi vogliamo vincere tutte le partite, ma quello che vogliamo far capire è che stiamo costruendo per il presente e per il futuro".
Stile Mumbrù. "La cosa importante è essere parte della Virtus: i giocatori vanno e vengono, gli allenatori anche. La Virtus resta sempre. Abbiamo molto chiaro cosa vogliamo fare ora".
La chimica. "E’ una cosa molto importante che vogliamo costruire fuori dal campo e dentro lo spogliatoio".
La tipologia. "Sono un coach che finché è in campo è abbastanza duro perché è un modo per avere disciplina e per ottenere le cose come devono essere fatte fuori dal campo. Poi si parla tra di noi, si soffre insieme, si vince e si perde insieme. L’importante è sostenersi sempre".
Alston. "Derrick è importante. E’ qui dall’anno scorso qui, conosce bene la Virtus, conosce il modo in cui si lavora. Sono contento e felice di poterlo allenare. Lo voglio duro in difesa".
Hackett. "Daniel è il nostro capitano. E’ come avere una Ferrari in garage che deve essere curata. Lui spiega ai compagni cosa sia la Virtus".
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