Mps, le scommesse di Lovaglio: “Ripartiamo dalle radici”. E così ha rilanciato Siena

Luigi Lovaglio è, da febbraio 2022, amministratore delegato e direttore generale di Banca Monte dei Paschi di Siena, riconfermato ad aprile 2023 e ad aprile 2026
Siena, 21 agosto 2026 - Quando arrivò a Siena indicato dal governo Draghi, a inizio febbraio 2022, scrisse subito una lettera ai dipendenti che si concludeva così: “Ripartiamo insieme dalle radici della Banca e dalla sua vicinanza ai territori”. Quattro anni e mezzo dopo, è su questo filone che Luigi Lovaglio, amministratore delegato e direttore generale del Monte dei Paschi, 71 anni nato a Potenza e cresciuto a Bologna, ha gettato le fondamenta per sostenere l’operazione finanziaria presentata ieri. La difesa dell’“integrità” della banca dal rischio di smembramento è stato il leitmotiv speso più volte in questo periodo e che la città di Siena gli ha riconosciuto, conferendogli la massima onorificenza civica, il Mangia d’Oro. Un’occasione non formale, come testimoniato dall’abbraccio tanto irrituale quanto sentito della sindaca Nicoletta Fabio, a riprova di un legame profondo instaurato con la città.
"Ho sentito profumo di banca”
“Quando sono entrato al Monte per la prima volta ho sentito il profumo di banca”, ha detto ricordando quell’8 febbraio 2022 quando si insediò a Rocca Salimbeni. Alle spalle aveva la vicenda del rilancio del Credito Valtellinese, conclusa con un intreccio – oggi sembra quasi uno scherzo del destino – con Crédit Agricole, che nel 2021 acquistò proprio la ex Popolare di Sondrio e ora incrocia di nuovo (in quota Bpm) il cammino di Lovaglio. Prima ancora erano state rilevanti le sue esperienze all’estero, come protagonista delle attività internazionali di Unicredit: alla direzione generale della bulgara BulBank e, soprattutto, alla guida della polacca Bank Pekao, diventata la banca più capitalizzata del Paese.

La sede del Monte dei Paschi in Rocca Salimbeni
All’epoca, ha raccontato in una conferenza all’Università di Siena, lo guardavano come un marziano quando parlava di etica nella finanza, perché “è un vantaggio competitivo di cui poi tutti si rendono conto”. Lo guardarono come un marziano anche quando convocò i vertici della banca per una partita a calcetto che vedeva, tra gli avversari l’allora premier polacco Donald Tusk. “Guai a toccarlo”, fu il messaggio. Finì 12-2 per la squadra di Tusk. Ma la vittoria che contava, per Lovaglio, era quella fuori dal campo, nei bilanci di una banca che lasciò in piena salute.
Una montagna da scalare
Quando approdò a Siena, si trovò di fronte una montagna da scalare: una banca che in dieci anni non aveva ancora metabolizzato gli effetti del disastro Antonveneta e che il governo aveva provato a consegnare a Unicredit con una dote di 8 miliardi di euro, incassando un rifiuto. In quel 2022 Lovaglio iniziò la sua lunga traversata: “Ci stiamo focalizzando su poche e chiare priorità”, disse il 6 maggio nella sua prima uscita pubblica, parlando di “sostegno ai clienti, miglioramento dell’efficienza operativa, mantenimento di un basso profilo di rischio, ricostruzione della solidità della banca”.
Pochi mesi dopo sarebbe arrivato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro e l’inizio di una nuova storia. “La fiducia è stata la salvezza di Mps, la comunità si è stretta intorno alla sua banca e l’ha protetta. Qui ho scoperto la forza del brand più bello del mondo”, ha detto ricordando quel periodo di intenso lavoro per riportare in alto la Banca disegnata per anni come la pecora nera del sistema finanziario.
"Uno stakanovista del lavoro”
Lo dipingono come uno stakanovista del lavoro e come lui, necessariamente, tutto il suo gruppo di lavoro, a partire dal vice direttore generale e braccio destro in tutto e per tutto Maurizio Bai. “Sappiamo parlare alle imprese e ai clienti, abbiamo una rete e un patrimonio di dipendenti straordinario”, ha ribadito più volte. E poi quelle “radici” che menzionò nel 2022, una storia di cui si sente interprete e responsabile: “A New York, a un gruppo di investitori, una volta dissi che la Banca Mps aveva accolto il primo cliente prima che loro venissero scoperti...”. Una storia lunga 554 anni che ora sta provando a difendere.