Moto storiche, in Veneto cadono i blocchi del traffico: ma con alcune limitazioni - News - Moto.it

La Regione approva una legge che riconosce il motorismo d'epoca come patrimonio culturale e turistico. Le ultratrentennali tornano libere di circolare, per quelle fra i venti e i trent'anni la strada è più stretta

31 luglio 2026

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il 21 luglio la Legge regionale n. 13/2026, intitolata "Valorizzazione e tutela dei motoveicoli e degli autoveicoli di interesse storico e collezionistico". Il provvedimento è stato presentato ufficialmente il 29 luglio a Palazzo Ferro Fini, a Venezia, dal primo firmatario Alberto Bozza, capogruppo di Forza Italia, affiancato dall'assessore regionale all'Ambiente Elisa Venturini e dal presidente di ASI (Automotoclub Storico Italiano) Alberto Scuro. La norma è stata varata con clausola di neutralità finanziaria: non costa nulla al bilancio regionale, ma cambia in modo sostanziale le regole del gioco per chi possiede una moto d'epoca in Veneto.

Cosa prevede la nuova legge

Il meccanismo si regge su due fasce di età e su un documento, il Certificato di rilevanza storica (CRS), quello previsto dal DM 17 dicembre 2009 e rilasciato dai registri riconosciuti, ASI e Registro Storico FMI in testa per quanto riguarda le due ruote.

Primo scaglione: oltre i trent'anni. I motoveicoli e gli autoveicoli con CRS, costruiti da più di trent'anni e non utilizzati per attività professionale, sono esclusi dai provvedimenti di limitazione della circolazione. Tradotto: circolano liberamente, senza vincoli di orario o di stagione.

Secondo scaglione: fra i venti e i trent'anni. Qui l'esclusione dai blocchi non è generalizzata ma finalizzata. I mezzi con CRS in questa fascia possono muoversi per raggiungere officine autorizzate per controlli e manutenzione, oppure per partecipare a raduni e manifestazioni dedicate ai veicoli storici. Fuori da questi casi, restano soggetti alle limitazioni ordinarie.

Cosa cambia rispetto a prima

È il punto che interessa di più chi ha una moto storica in garage. Fino a oggi in Veneto i veicoli d'epoca erano soggetti al divieto di circolazione dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 18.30, nel periodo compreso fra il 1° ottobre e il 30 aprile. Sette mesi l'anno, di fatto, con la moto ferma nelle ore di luce e utilizzabile solo la domenica o a sera inoltrata.

Per una Guzzi V7 del 1975, una Ducati 900 SS, un Honda CB Four o una qualsiasi due ruote costruita prima del 1996, quella finestra si riapre completamente. Per una Ducati Monster 900 del 2000 o una Suzuki GSX-R 750 di inizio anni Duemila, invece, il permesso resta condizionato: officina o raduno, non commuting.

Restano le emergenze smog

La legge non azzera ogni vincolo, e vale la pena sottolinearlo perché nel racconto di queste ore è spesso passato in secondo piano. Il testo precisa che rimane il divieto di circolazione in caso di attivazione delle misure temporanee emergenziali, quelle adottate nei casi di persistente accumulo degli inquinanti, salva diversa indicazione dei Sindaci. Nelle giornate di allerta smog acuta, quindi, il blocco può tornare a valere anche per i veicoli storici.

Un compromesso dichiarato apertamente da Venturini, che dall'assessorato all'Ambiente ha ricordato la necessità di tenere insieme la tutela della qualità dell'aria, in particolare nel Bacino Padano, e la valorizzazione di un patrimonio riconosciuto come culturale.

Distinguere il vecchio dallo storico

L'argomento politico portato in conferenza stampa è tanto semplice quanto efficace: "dobbiamo distinguere tra auto vecchie e auto storiche, perché non sono la stessa cosa". A supporto, i numeri citati dallo stesso Bozza: i veicoli fra i venti e i trent'anni pesano appena lo 0,3% del parco circolante, mentre gli ultratrentennali hanno un utilizzo sporadico e percorrenze annue minime. Il consigliere ha inoltre richiamato una giurisprudenza orientata al bilanciamento fra esigenza ambientale e tutela del patrimonio storico e culturale.

Non è il primo intervento del Veneto sul tema: nella precedente legislatura era arrivata la riduzione regionale del 25% del bollo per i veicoli di interesse storico fra i venti e i ventinove anni, che sommata al taglio nazionale del 50% porta lo sconto complessivo al 75%.

Il presidente ASI Alberto Scuro ha inquadrato la questione sul piano economico e associativo. Secondo Scuro, il mondo dei veicoli storici incide in misura insignificante sulle cause dell'inquinamento atmosferico e rappresenta piuttosto un volano per il turismo e per il Made in Italy. Il riferimento è agli oltre 350mila tesserati ASI distribuiti in più di 350 club federati, a un bacino stimato in oltre un milione di persone e soprattutto alla filiera di artigiani specializzati in manutenzione e restauro, un comparto che vive di competenze difficilmente replicabili altrove.

Perché riguarda anche chi non vive in Veneto

Il tema delle limitazioni alla circolazione è materia regionale e comunale, e proprio per questo il quadro italiano è a macchia di leopardo. Una norma che scrive nero su bianco l'esclusione dei veicoli storici dai blocchi, con criteri oggettivi legati al CRS e all'anzianità, diventa inevitabilmente un precedente citabile nelle altre regioni del Bacino Padano, dove la pressione sulla qualità dell'aria è più alta e dove i club del motorismo storico chiedono da anni una distinzione netta fra mezzo obsoleto e mezzo da collezione.

Resta da capire come i singoli Comuni recepiranno la norma nei propri regolamenti e con quale margine di autonomia useranno la clausola sulle emergenze. Sarà quello, più del testo di legge, a stabilire quante domeniche di ottobre diventeranno davvero giorni da moto storica.