Mostro di Modena, nuove indagini: “Mia cugina uccisa perché forse sapeva chi era il killer”

  1. Home
  2. Modena
  3. Cronaca
  4. Mostro di Modena, nuove indagini: “Mia cugina uccisa perché forse sapeva chi era il killer”

Rompe il silenzio la famiglia di Marina Balboni, una delle vittime: “La notte del delitto, prima di uscire di casa, confidò i suoi timori Disse che sperava non le facessero fare la fine delle altre ragazze”

Marina Balboni. A dx il fratello Stefano

Marina Balboni. A dx il fratello Stefano

Google

Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su Google

Seguici

Modena, 8 settembre 2026 – “Siamo fiduciosi e speriamo che le indagini ripartano subito, perché tutto quello che chiediamo oggi è quella verità che mai è venuta a galla. Chiediamo giustizia non solo per Marina, ma per tutte le ragazze uccise all’epoca”.

A confidare nella giustizia a fronte del recente avvio delle indagini sul cosiddetto ‘Mostro di Modena’ è Stefano Balboni, cugino di Marina.

Il suo corpo fu rinvenuto privo di vita a Carpi, il 1 novembre del 1987. La giovane, allora 20enne, fu strangolata con una sciarpa quella notte. Prima di uscire di casa confidò di avere paura di ‘quelle persone’, di temere per la propria incolumità, di fare la fine di Donatella Guerra.

"Mia cugina forse sapeva chi era il killer”

“Non sappiamo se davvero ci sia un ‘mostro’; forse più delitti sono stati commessi da una singola mano e con mio zio, papà di Marina scomparso un anno fa, ne abbiamo parlato spesso. Più volte si è chiesto chi avesse potuto ammazzare sua figlia, una ragazza così giovane che aveva deciso di uscire dal giro. Si pensava che lei, mia cugina, conoscesse il nome di chi aveva ucciso Donatella Guerra e proprio per questo sia stata tolta di mezzo”.

onecms:1tljwzlzw84y9d1eg0f:162t5kow000 (HD)

Il ritrovamento del corpo di Anna Maria Palermo

Il corpo di Donatella, infatti, fu rinvenuto il 12 settembre dello stesso anno a San Cesario, nei pressi delle cave. “La sera prima di uscire di casa, quella notte, mio zio la invitò a restare a casa – continua Stefano Balboni – Le disse: ti stai disintossicando, stai andando bene, non frequentare più quelle persone. Mia cugina gli rispose di avere paura di quella gente, ma di essere costretta ad andare. A quel punto mio zio le mostrò il giornale, dove si parlava dell’omicidio di Donatella Guerra. Marina a quel punto affermò: ‘Speriamo non mi facciano fare la stessa fine’, lasciando intendere che la conosceva. Se le indagini fossero state fatte allora in modo diverso, magari si sarebbe salvata, chissà”.

Balboni: “Tanti parenti delle vittime hanno paura”

Secondo Balboni all’epoca degli efferati delitti, tra il 1985 e il 1995 non si indagò fino in fondo sulle persone attenzionate. “Speriamo che oggi si possa ripartire da lì: quello che ci aspettiamo – sottolinea – è che con i reperti attuali che sembrano essere in buone condizioni si possa arrivare a a escludere o includere le persone allora attenzionate. Anche perché tanti parenti delle vittime hanno paura: chi ha commesso questi reati potrebbe essere ancora in giro”.

Mostro di Modena, chi sono le 10 vittime

Mostro di Modena, chi sono le 10 vittime

Infine Balboni aggiunge: “La nostra speranza è che le indagini ripartano davvero. A darci speranza è stata l’avvocata Barbara Iannuccelli, che combatte al nostro fianco. Sappiamo che la procura sta lavorando – continua – e che ci sono reperti che potrebbero essere analizzati con un metodo scientifico. Vogliamo cercare la verità, capire cosa è accaduto davvero. Tengo sempre informata mia zia, la mamma di Marina. Le sue condizioni di salute non sono buone, ma ha tanta fiducia che le cose questa volta possano ‘svoltare’. I miei zii non avevano più fiducia nelle istituzioni, ma lei per prima, oggi, mi ha detto che vorrebbe arrivare alla verità. Non fa altro che chiedersi chi possa avere ucciso sua figlia: era solo una ragazza di vent’anni.

L’Avvocata Iannuccelli afferma che occorre partire da un caso, risolverne uno e magari vedere se si collega agli altri per poter davvero arrivare alla verità e noi, oggi, confidiamo in questo”.

© Riproduzione riservata