Mostra del cinema, una finestra sempre aperta sul mondo: il programma dell'83° edizione. Tanta Italia, pochi Usa

VENEZIA - «Una finestra aperta sul mondo contemporaneo per riflettere la situazione di crisi militare, politica e umana che stiamo vivendo»: così Alberto Barbera, direttore della Mostra del cinema di Venezia ha definito il programma della ottantreesima edizione del festival che si aprirà il 2 settembre per chiudersi la sera del 12 con le premiazioni ufficiali.
«Sono arrivati per la selezione – continua Barbera – ben 4500 film, tra fiction, cortometraggi e documentari che mostrano quanto il cinema sia ancora il più importante strumento per raccontare il reale che viviamo: i film sono l’hashtag del mondo contemporaneo».
La struttura della Mostra, che costerà in tutto 19 milioni, non ha subito variazioni: c’è la sezione del Concorso con venti film che si aggiudicheranno il Leone d’oro e d’argento più i vari premi alle categorie, e undici film di fiction in Fuori concorso; c’è poi Orizzonti con diciannove lungometraggi, una sezione collaterale che non è la serie B del festival perché non si può più dire che in Concorso ci sono gli autori affermati e dall'altra c'è la ricerca, la novità linguistica e i territori sconosciuti poiché la commistione è quasi la norma. Annunciati i primi nomi. Tra le star attese spiccano George Clooney e Penelope Cruz con Javier Bardem. 

Italiani

Come sostiene Barbera: “l’estetica e il linguaggio del cinema contemporaneo hanno da tempo esteso i limiti del rappresentabile sino a poco tempo fa ritenuti invalicabili”. Com’era prevedibile, vista l’assenza al festival di Berlino e di Cannes, è copiosa la presenza di film italiani a Venezia: sono ben undici le opere che si trovano nelle varie sezioni. «Sembrava una situazione catastrofica, una sorta di preludio alla fine del nostro cinema – sostiene Barbera – ma non era così. Il problema è stato che non erano semplicemente finiti di girare e sono invece stati pronti per l’estate. Si è creato così un gorgo, un collo di bottiglia, con tantissimi film di qualità che ci hanno costretto a malincuore a lasciare fuori titoli molto interessanti: lo spazio a disposizione del festival non è infinito». 

I protagonisti

In Concorso “Succederà questa notte”, atteso ritorno di Nanni Moretti alla Mostra del cinema (mancava dal 1989 quando, rifiutato da Guglielmo Biraghi, allora direttore del festival, “Palombella rossa” venne presentato alla Settimana della critica). «È un film inaspettato, molto diverso dai suoi precedenti – racconta Barbera – è un melodramma sentimentale, un innamoramento che dura molti anni e che sfocia dopo un lungo percorso. Insomma: un film d’amore». In competizione per il Leone d’oro anche “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis (“ritorna” in Argentina anche il regista dopo il suo precedente “Garage Olimpo”), storia di Mariano Guerra chiamato a tornare in Argentina per testimoniare nel processo contro i militari che lo sequestrarono e torturarono durante la dittatura militare. Sempre in concorso altri tre film italiani: “L’estranea” di Paolo Strippoli, “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis e del regista trentino Andrea Pallaoro (già in concorso a Venezia nel 2017 con “Han-na”) “The Echo Chambers” con Luca Marinelli e Susan Sarandon tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Restano Fuori concorso alcuni nomi prestigiosi come Gianni Amelio con “Nessun dolore”, “Scherzetto” di Mario Martone e “Dio Ride” di Giovanni Veronesi che chiuderà il 12 settembre il festival.

Assenza

Mancano quasi del tutto nel programma i film statunitensi ma, sostiene il direttore della Mostra, “non è stata una scelta pregiudiziale e lo dimostrano le passate edizioni del festival che hanno sempre accolto volentieri film americani, il problema è che è un momento di grande difficoltà produttiva per Hollywood”. Non mancano invece nel programma i registi dal pedigree d’autore doc, come Werner Herzog e il suo “Bucking Fastard”, dramma surreale e grottesco incentrato sull'incredibile e simbiotico legame di due gemelle (il film era stato invitato a Cannes ma non in una sezione importante e Herzog lo ha ritirato), o Ali Asgari con “A Bit of Light” che racconta la vita di un medico iraniano che decide di suicidarsi dopo che il regime gli ha chiuso il suo ambulatorio.
O, ancora, Hirokazu Koreda con “Look Back” e Stéphan Brizé con “Un bon petit soldat” interpretato da Vincent Lindon e Alba Rohrwacher nei panni di una dirigente delle risorse umane costretta a mediare tra i tagli aziendali e il benessere dei dipendenti. Bisognerà avere pazienza per i 210 minuti di “Dau” di Ilya Khrzhanovsky, biografia dello scienziato sovietico Lev Landau, uno dei padri della bomba atomica russa e premio Nobel. Ad interpretare il fisico è il direttore d’orchestra greco-russo Teodor Currentzis che non ha mai condannato pubblicamente l'invasione dell'Ucraina né preso posizione contro Vladimir Putin, continuando a mantenere la sua orchestra con sede e finanziamenti in Russia. L’unica nuova sezione del festival è “Film on Films” che raccoglie i documentari sul cinema tra cui “Nino – Un film su Nino Rota” di Walter Fasano e i 435 minuti di “Joie de Vivre” di Luca Guadagnino biografia di Bernardo Bertolucci e analisi dei suoi film: «Vi assicuro che si rimane inchiodati allo schermo per sette ore - ha sottolineato Barbera - noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».