Mostra del Cinema di Venezia 2026, film russo al Lido: condanna dall’Ucraina
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Una nuova polemica scoppia a pochi giorni dall’inizio della Mostra del Cinema di Venezia 2026. L’Ucraina, in una nota congiunta del ministero degli Esteri e di quello della Cultura, ha condannato l’inclusione del film russo ‘Dau’ nella Mostra, definendola una “selezione particolarmente dolorosa” che suscita “profonda preoccupazione”.
La presa di posizione di Kiev
“La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, organizzata dalla Biennale di Venezia, è una delle piattaforme cinematografiche più influenti al mondo, e le sue scelte hanno un peso concreto su ciò che la comunità culturale internazionale riconosce e legittima. È per questo motivo che l’inclusione del film ‘Dau’ di Ilya Khrzhanovskiy nel Concorso Principale di Venezia 83, dove concorrerà per il Leone d’Oro, suscita profonda preoccupazione”, si legge nella nota. “In un momento in cui la Russia continua la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, distruggendo sistematicamente le nostre città, il nostro patrimonio culturale e la nostra identità nazionale, concedere una delle piattaforme culturali più prestigiose a un progetto legato allo Stato russo e alle sue reti di influenza trasmette un messaggio profondamente inquietante”, è la posizione di Kiev. “Rispettiamo pienamente l’indipendenza curatoriale e il giudizio artistico del Festival. Allo stesso tempo, la cultura non può essere considerata isolatamente dalla politica né valutata esclusivamente in base al merito artistico, a prescindere da chi la finanzi o a quali interessi serva in ultima analisi”, si legge ancora. “Non stiamo chiedendo la censura della cultura o degli artisti. Chiediamo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e alla più ampia comunità culturale di riconoscere come la Russia utilizzi la cultura come arma nella sua guerra ibrida e di smettere di confondere i progetti culturali sostenuti dal Cremlino con quelli politicamente neutri. Chiediamo inoltre a tutte le piattaforme culturali internazionali di prestigio di esercitare un’adeguata diligenza per garantire che gli strumenti culturali di uno Stato che continua a condurre una guerra di aggressione contro l’Ucraina non vengano legittimati con il pretesto della libertà artistica”, è la richiesta del governo ucraino.
Le motivazioni della protesta
In particolare, Kiev spiega i motivi per i quali ritiene il film in questione controverso e afferma che “un attento studio del contesto del film ‘Dau’ illustra il nostro punto di vista“. “Va ricordato che il progetto è stato finanziato da Sergei Adoniev, un uomo d’affari russo sanzionato sia dagli Stati Uniti che dall’Ucraina e credibilmente legato al regime di Putin. Il regista del film, Ilya Khrzhanovskiy, ha guidato un progetto culturale finanziato da oligarchi russi legati al Cremlino, che è stato ampiamente criticato dagli intellettuali ucraini e internazionali. L’attore protagonista del film, Teodor Currentzis, ha accettato la cittadinanza russa concessagli da Vladimir Putin e ha costruito la sua carriera musicale grazie ai finanziamenti provenienti da banche statali russe soggette a sanzioni e da istituzioni culturali sostenute dallo Stato. Questi legami hanno già portato numerose istituzioni culturali europee ad annullare i suoi impegni e a interrompere le collaborazioni con lui”, si legge nella nota congiunta dei ministeri ucraini di Esteri e Cultura. “Va inoltre sottolineato che ‘Dau’ è stato girato a Kharkiv tra il 2008 e il 2011, ma ritrae una città ucraina esclusivamente attraverso una lente sovietica, ignorandone la storia e l’identità. Tale rappresentazione riflette la stessa narrativa imperiale che la Russia continua a imporre attraverso la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina”, denuncia ancora Kiev, affermando che “il fatto che il film sia stato diretto da un regista proveniente dallo Stato aggressore e girato in una città ora soggetta a costanti attacchi russi con missili, droni e bombe rende la sua selezione particolarmente dolorosa”. E aggiunge: “Pertanto, scegliendo di presentare quest’opera, il Festival rischia di legittimare implicitamente i tentativi della Russia di cancellare e appropriarsi della storia e dell’identità culturale dell’Ucraina”.
I ministeri di Esteri e Cultura dell’Ucraina sottolineano che “la Russia utilizza da tempo la cultura come strumento di politica di Stato e di guerra ibrida”. “Per il Cremlino, la cultura è un modo per restituire alle figure soggette a sanzioni la rispettabilità che la politica ha loro tolto; per legittimare la propria presenza laddove i suoi carri armati non possono arrivare; e per appropriarsi della storia proprio delle terre che cerca di cancellare”, avverte Kiev, secondo cui “ogni piattaforma prestigiosa che accetta un progetto finanziato dal Cremlino diventa, per Mosca, un banco di prova: per verificare fino a che punto le istituzioni internazionali siano disposte a tollerare i crimini della Russia e cosa definiranno ‘neutrale’ mentre la guerra di aggressione contro l’Ucraina continua”. “Insieme ai nostri partner internazionali, l’Ucraina ha costantemente richiamato l’attenzione su questa realtà, anche a marzo, quando abbiamo espresso preoccupazione per il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia”, viene ricordato, aggiungendo che “gli sviluppi successivi non hanno fatto altro che rafforzare questa posizione. Il 21 luglio 2026, la Commissione europea ha sottolineato che gli eventi culturali finanziati dall’Ue ‘dovrebbero salvaguardare i valori democratici.. che non vengono rispettati nella Russia di oggi’”.