Moschea di Mestre, il Patriarca Moraglia: «Se una religione rispetta i fragili allora il luogo di culto è un diritto». I diritti delle donne in primo piano

VENEZIA - «Se una religione è rispettosa dell'umano e dei soggetti più fragili, allora c'è diritto ad avere un luogo di culto. Se invece mancano i valori fondamentali della persona, ecco che dobbiamo compiere dei passi in avanti. Mi riferisco ad esempio al rispetto della donna, affinché quest'ultima sia riconosciuta e abbia gli stessi diritti e opportunità dell'uomo».


Così il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, tornando a parlare della dibattuta questione della realizzazione di una moschea a Mestre, che in città sta sollevando un acceso scontro.
Da un lato la richiesta della comunità bengalese, dall'altro lo stop al progetto arrivato dal sindaco Simone Venturini, che ha posto al centro di ogni condizione primaria il tema dell'integrazione.

L'intervento

Monsignor Moraglia è intervenuto a margine della presentazione di un progetto della Procuratoria di San Marco rivolto alle scuole superiori del Veneto. «Libertà religiosa e religione sono da intendere come qualcosa che appartiene intrinsecamente ad una persona, a meno che non si tratti di una religione che danneggia qualcuno», ha proseguito il Patriarca, di fatto collegando il diritto di culto ad un rispetto delle regole di convivenza ritenute fondamentali, soffermandosi soprattutto sui diritti della donna. Ecco allora che per Moraglia sfera religiosa e politica, insieme devono collaborare, poiché alla base non deve mai mancare il riconoscimento dei valori della persona.

Influencer provocatori

Rimanendo sugli ultimi fatti di cronaca cittadina ha poi commentato l'azione provocatoria dell'influencer romano Simone Carabella, che il 4 settembre ha addentato un panino alla mortadella, cantando l'inno d'Italia, davanti a 200 fedeli musulmani riunitisi in preghiera al parco Piraghetto di Mestre. Azione che gli è valsa un Daspo. «Se delle persone stanno pregando senza arrecare fastidio alcuno, esprimendo dei loro convincimenti, la provocazione ha detto il Patriarca diviene qualcosa di inaccettabile, che crea divisione e rischia di generare un clima sociale in questo momento molto pericoloso».


E sull'aggressione di sabato scorso ai danni di un gruppo di giovani del centro sociale veneziano Morion, per mano di una dozzina di influencer ritenuti di estrema destra, che gli hanno presi a calci e a pugni dopo alcuni cori antifascisti: «La violenza? Non è né di destra né di sinistra. Dopodiché, se ci sono degli schieramenti politici che la sposano, facendola diventare una forma politica, sono da condannare».
Parole legate a doppio filo, più in generale, al fenomeno degli influencer "anti-degrado", che in altre occasioni hanno raggiunto la Laguna per acchiappare qualche like. Come nel caso dello youtuber che poche settimane fa ha "marchiato" dei pickpocket con dello spray di colore rosso. Un contesto, quello attuale, segnato da un clima d'odio che non può non preoccupare, come evidenziato dallo stesso Patriarca.

La condanna

«C'è un clima inaccettabile - ha affermato senza giri di parole - Basta guardare l'informazione: e non parlo dei canali social specializzati nel distorcerla, ma dell'informazione condivisa. Vedere un telegiornale, oggi, è inquietante. A livello geopolitico e sociale nelle nostre città. Sta prendendo piede una forma di atteggiamento che tocca ogni sfera sociale, familiare, personale; nell'ambito di femminicidi, violenze e forme di costrizione. Penso ad esempio anche a quando si urla e si polemizza senza un ragionamento e senza far parlare l'altro. Cattive scuole che poi "educano" i più fragili o i più giovani a dire: "Anche io faccio così". Dobbiamo recuperare dei fondamentali, a partire dal rispetto dell'altro».