Moschea a Turbigo, un caso aperto: nuovo ricorso al Tar. Il Comune ribadisce il no

La richiesta di uno spazio dell’associazione Essa riaccende il dibattito nel Milanese. Una soluzione arriverà solo dopo la decisione del Tribunale in primavera

La richesta di uno spazio pubbico per i musulmani in città resta un caso aperto

La richesta di uno spazio pubbico per i musulmani in città resta un caso aperto

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Turbigo (Milano) – Per dirimere la questione moschea si dovrà attendere la prossima primavera, quando il Tar valuterà il documento del Comune e l’impugnazione nuovamente presentata ai giudici lombardi dall’associazione che raccoglie i cittadini musulmani residenti in paese. “L’associazione Moschea Essa nei mesi scorsi ha chiesto al Comune l’assegnazione di uno spazio pubblico da destinare a luogo di culto. Il primo provvedimento di diniego – spiega l’avvocato Simone Melina, consulente del Comune – era stato impugnato al Tar dall’associazione stessa, che aveva chiesto (lo scorso luglio) di rinnovare l’istruttoria coinvolgendo l’associazione”.

Il nuovo parere contrario

Decisione motivata dal fatto che il Tar aveva rilevato criticità nella fase istruttoria e nella motivazione del diniego. “Gli uffici comunali hanno svolto una ulteriore verifica di tutti gli immobili, attrezzature e aree di proprietà dell’ente, che è stata condivisa con l’associazione, che evidenzia la mancanza di spazi idonei”. “A fine agosto – aggiunge il legale dell’amministrazione – c’è stato un tavolo di confronto, che non ha prodotto osservazioni. Rispettando i termini del Tar, il Comune ha quindi deciso di reiterare il proprio parere contrario all’ipotesi di assegnazione dello spazio pubblico, evidenziando di non avere spazi idonei a soddisfare la richiesta”.

Il Comune ha quindi trasmesso al Tar la sua decisione. “Il Tar ha valutato che il documento è formalmente corretto – aggiunge Melina – e che il confronto è stato instaurato. Adesso dovremo attendere il pronunciamento nel merito, fissato per il marzo del prossimo anno”. Il sindaco Allevi, smentendo quanto annunciato dall’associazione Essa, ribadisce che la richiesta è di avere uno spazio pubblico. “E noi, lo ribadisco, una struttura pubblica da assegnare in maniera permanente quale luogo di culto non l’abbiamo, come si è dimostrato nella relazione tecnica predisposta dagli uffici, anche perché le attuali strutture sono già tutte assegnate e utilizzate”.

La richiesta di accesso agli atti

La vicenda è stata ricostruita dal sindaco anche in occasione dell’ultimo Consiglio comunale nel corso del quale il consigliere di minoranza Dario Cavalli ha annunciato una richiesta di “accesso agli atti” in quanto si è detto “non del tutto convinto delle tesi dell’Amministrazione”. “In primo luogo - ha detto – per un lungo periodo questi dell’associazione non hanno avuto risposta. Solo dopo i loro continui solleciti è giunta la risposta negativa del sindaco. A me non risulta che abbiamo chiesto immobili pubblici anche se destinare un luogo pubblico a centro culturale non penso sia sbagliato, perché favorirebbe l’integrazione”. “La lettera che ho letto io non parlava nei termini descritti dal sindaco”.

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