Morte del piccolo Domenico, la superperizia analizzata dall'avvocato

BOLZANO. "Mi scusi per il disturbo avvocato, ma tutti scrivono che la maxi perizia incolpa Bolzano. A me non sembra, può chiarirmi questo punto?".

"Domanda lecita, anzi, la perizia dice esattamente il contrario e chi ha letto le carte lo sa e lo ha capito bene". 

Inizia così l'intervista con l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico Caliendo. "E' necessario fare chiarezza - ribadisce al telefono con la redazione de Il Dolomiti - perché sono state scritte cose errate mentre la perizia parla chiaro". 

C'è un bambino che per due anni ha aspettato un cuore, e un cuore che quando finalmente arriva è già, di fatto, condannato. Questa la sintesi più cruda di quello che racconta la superperizia depositata giovedì 10 settembre al gip di Napoli Mariano Sorrentino sulla morte di Domenico Caliendo, deceduto il 22 febbraio scorso dopo il trapianto eseguito il 23 dicembre 2025 all'ospedale Monaldi.

Cinquecentocinquantatré pagine, firmate dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, che ricostruiscono ora, con il rigore della tecnica, una vicenda che fin dall'inizio ha avuto i tratti della tragedia annunciata.

E che, come ribadito dall'avvocato Petruzzi, “scagiona giuridicamente Bolzano”

“Le carte parlano chiaro: Bolzano non ha responsabilità giuridiche", dice l'avvocato a Il Dolomiti, leggendo le conclusioni dei periti.

Una lettura netta, quella del legale, che sottolinea “la scelta di fornire ghiaccio secco all'équipe di Napoli, invece del ghiaccio tradizionale necessario alla conservazione, fu un'iniziativa della vice-coordinatrice della sala operatoria di Bolzano". Una condotta, quella della vice-coordinatrice, che la perizia definisce esplicitamente "non conforme alle Leges Artis": quindi, pur non essendo lei tenuta, per accordo tra Provincia di Bolzano e Centro nazionale trapianti, a occuparsi dell'attrezzatura tecnica dell'équipe in trasferta, avrebbe dovuto accertarsi, prima di soddisfare una richiesta definita "anomala", quale membro dell'équipe napoletana l'avesse avanzata e se quel materiale fosse realmente adatto, sapendo che in sala si stava effettuando un prelievo di cuore e fegato.

Un rilievo analogo riguarda l'oss che materialmente versò il ghiaccio secco nel contenitore dove il cuore era già stato riposto”. 

Ma è chiaro – sottolinea ancora l'avvocato - che è su questo punto che la perizia, nelle sue conclusioni, sposta il peso della responsabilità. I periti scrivono che resta "immutata la condotta incongrua" della cardiochirurga Gabriella Farina, che ha condotto l'espianto e che avrebbe dovuto verificare la correttezza della richiesta fatta a Bolzano, impedendo così che l'errore dei sanitari altoatesini producesse conseguenze sul successivo percorso clinico di Domenico. In altre parole: l'errore materiale nasce a Bolzano, ma per i periti è la mancata verifica di Farina, unica figura dell'équipe con la competenza per riconoscere il rischio, a trasformarlo in un errore dalle conseguenze irreversibili”

“Come può – ribadisce l'avvocato – essere responsabilità di una oss e di una vice-coordinatrice quando in sala c'è una cardiochirurga?”. 

Le carte non si fermano a ciò che accade a Bolzano. Ma è su questo punto che ci si sofferma guardando la vicenda dal nord dell'Italia e da quella provincia da cui il cuore è arrivato.