Morte avvelenate, sotto esame pc e pen drive di Gianni Di Vita. «Accertamenti sulla ricina»

Al via da lunedì gli accertamenti sul computer e sulle dieci pen drive sequestrate a Gianni Di Vita lo scorso 31 luglio a Pietracatella, ma anche sui supporti informatici delle due vittime avvelenate con la ricina alla vigilia di Natale scorso. È stato incaricato personale specializzato dello Sco per l’estrapolazione dei dati contenuti nei dispositivi elettronici, operazioni che saranno espletate negli uffici della Questura di Campobasso. La Procura di Larino, nell’ambito delle indagini sulla morte della 50enne Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, chiede l’estrazione di dati «inerenti eventuali rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte delle due vittime; dati relativi ai rapporti con famigliari, parenti e amici, utili a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti delle vittime; eventuali annotazioni da parte delle vittime su alimenti consumati nei giorni antecedenti; eventuali documenti, note, pagine di diario, lettere inerenti eventuali malattie sofferte dalle vittime e non conosciute; chat, foto, registrazioni vocali, note, navigazioni internet, per rilevazione ed estrapolazione delle posizioni dei dispositivi, degli indirizzi email e degli account dei profili social network».

L’arco temporale della ricerca è molto ampio, va dalla prima accensione dei dispositivi fino al giorno del loro ultimo utilizzo. Si tratta di accertamenti tecnici irripetibili e quindi le parti, indagati, legali e parti offese, potranno essere presenti e assistere alle operazioni. Il tempo fissato per ultimare il lavoro è di 60 giorni salvo proroga. I periti della Direzione centrale anticrimine della polizia avranno il compito di effettuare una copia forense inalterabile di tutti i supporti e scandagliare ogni archivio. Gli inquirenti cercano risposte precise su tracce di navigazione internet finalizzate all'acquisto o alla preparazione della ricina; elenchi o messaggi riguardanti gli alimenti consumati nei giorni precedenti all’insorgere dei primi sintomi; pagine di diario, registrazioni vocali o appunti sullo stato di salute e sulle sofferenze fisiche manifestate tra il 24 e il 28 dicembre; conversazioni social, chat e corrispondenza e-mail per ricostruire la rete relazionale e le abitudini quotidiane delle vittime. Intanto martedì pomeriggio in Questura si è tenuto un vertice operativo per fare il punto sull'inchiesta, stabilire quali altre persone sentire. Nelle ultime ore è stata convocata come persona informata dei fatti anche una conoscente dell'insegnante amica di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

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