Morbillo, contagi in aumento: allarme dell’ospedale Cotugno

Il morbillo torna a correre in Italia e trova terreno fertile soprattutto tra i giovani adulti sfuggiti alla vaccinazione, diventata obbligatoria solo per i nati dal 2017. Nei primi cinque mesi del 2026 il sistema nazionale di sorveglianza ha raccolto 609 segnalazioni dalle reti epidemiologiche dei territori, che comprendono anche i casi ancora in attesa della classificazione definitiva. Si tratta del 78,1% in più rispetto alle 342 dello stesso periodo del 2025. I casi confermati sono per ora 472, contro 322 dell’anno precedente.

Numeri che non allarmano ma che hanno fatto accendere una spia negli uffici tecnici del ministero della Salute, anche alla luce della ripresa dei contagi e un aumento della circolazione virale in diverse regioni del mondo, inclusa Europa e bacino del Mediterraneo. Sono migliaia i nuovi casi segnalati tra il 2025 e 2026 dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), e l'Italia è in cima alla lista dei Paesi con la maggiore circolazione del virus. «Nelle rilevazioni più recenti - avverte Alessandro Perrella, infettivologo del Cotugno di Napoli - i decessi sono stati limitati o assenti nei singoli periodi di osservazione in quanto la maggioranza dei decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo ma il rischio di complicanze anche gravi resta elevato nelle persone fragili e non coperte dal vaccino».

La circolare

La nuova circolare del ministero della Salute fotografa dunque questa ripresa della circolazione virale che non riguarda soltanto i bambini. L’età media dei malati è 30 anni e la fascia più colpita è quella compresa tra 15 e 39 anni, con 345 segnalazioni in Italia. Seguono gli adulti tra 40 e 64 anni, con 124 casi, e i bambini fino a quattro anni, con 98. Tra i giovani adulti per i quali è conosciuto lo stato vaccinale, il 94,7% non aveva ricevuto il vaccino. Questo è il principale buco nella protezione collettiva: generazioni cresciute negli anni in cui le coperture erano discontinue, con una o nessuna dose, oggi costituiscono il più ampio serbatoio di suscettibili. Il morbillo colpisce soprattutto adolescenti e adulti anche se l’incidenza più elevata resta nei bambini sotto i quattro anni: 49,4 casi per milione, contro 22,3 nella fascia tra 15 e 39 anni. Particolarmente vulnerabili sono i neonati che dipendono dalla protezione della comunità.

Le Regioni

La crescita dei contagi è concentrata in alcune aree. La Calabria, passata da 17 a 265 segnalazioni, presenta il focolaio più esteso. La Campania è seconda con 100 casi contro i 18 dello stesso periodo del 2025: un aumento di oltre cinque volte. Seguono il Lazio, salito da 47 a 54 casi, e la Toscana, passata da 6 a 49. Le indagini genetiche mostrano catene di trasmissione differenti. Il genotipo B3 è associato ai focolai di Campania e Toscana, mentre il D8 è responsabile di quello calabrese. Sono state inoltre ritrovate varianti già circolanti nel 2025, segno che il Paese non è riuscito a interrompere la trasmissione endemica. A rendere più fragile la Campania sono soprattutto le coperture vaccinali. I dati relativi al 2024 indicano Il 93,74% per la prima dose, ma appena del 71,89% per la seconda, quasi 22 punti persi tra l’inizio e il completamento del ciclo e si colloca al penultimo posto nazionale, davanti soltanto alla Sicilia, ferma al 67,88%. La Calabria raggiunge il 76,80%, il Lazio il 77,81%. La media italiana è dell’84,45%. Un quadro a tinte fosche in cui tuttavia nessuna Regione raggiunge con la seconda dose la soglia del 95% indicata dall’Oms come necessaria per interrompere stabilmente la trasmissione. I valori più alti si registrano in Umbria (94,30%) Lombardia (93,92%), Trento (91,66%). La seconda dose non è un richiamo accessorio: serve a proteggere anche la quota di persone che non sviluppa un’immunità sufficiente dopo la prima.

La malattia

Il morbillo non è una banale malattia esantematica, provoca polmonite, otite, diarrea, encefalite, a volte danni permanenti o morte. La percentuale dei malati ricoverati lungo lo Stivale è cresciuta dal 49,5% del 2024 al 56,3% del 2025, fino al 57,8% nel 2026. Preoccupa la diffusione negli ospedali e negli ambulatori. Tra i 417 casi dei quali è conosciuta la professione, 55 sono operatori sanitari, l’88,9% non vaccinati. Il ministero richiama le strutture sanitarie a vigilare, a offrire attivamente la vaccinazione ed eventualmente a ricorrere allo screening sierologico e di notificare rapidamente ogni caso sospetto raccogliendo già al primo contatto i campioni necessari alla diagnosi e alla caratterizzazione del virus. La segnalazione del medico all’Asl deve avvenire entro dodici ore e l’inserimento nel sistema nazionale entro ventiquattro.