«Mio figlio è stato rapito e portato in Romania. Ho speso 37mila euro per organizzare da solo il blitz e riportarlo a casa. Ora aiuto gli altri papà»
Dopo essersi ripreso il figlioletto con un blitz in Romania, organizzando da solo "l'operazione Gardaland" con tanto di aereo e detective, oggi Nicholas DauSchmidt sta mettendo in piedi una rete privata per aiutare altri genitori italiani alle prese con figli sottratti e portati oltreconfine. Una squadra composta da veterani dell'esercito, investigatori privati e professionisti che possano intervenire dove le procedure e i tempi delle istituzioni rischiano di non bastare. È diventato una sorta di "Capitano dei papà", ex coniugi che si sono visti portare via il figli, ora all'estero. Un'attività che DauSchmidt, in realtà, mette a disposizione di tutti i genitori, madri e padri. «Ho notato però spiega che la maggioranza dei genitori "rimasti indietro" è composta da padri».
«Non avrei mai riavuto mio figlio»: così nacque l'“operazione Gardaland”
È la nuova vita che sta vivendo ora l'avvocato americano, padre, capitano dell'esercito statunitense, ora riservista alla caserma Ederle di Vicenza. DauSchmidt, nell'estate del 2024, dopo che l'ex moglie aveva portato il figlio in Romania, organizzò personalmente il recupero del bambino: un'operazione chiamata in codice "Gardaland", perché quello è il parco giochi preferito dal figlioletto e lui voleva riportarlo lì. Il bimbo era a Bucarest, portato via senza il suo consenso. Ne denunciò subito la sottrazione, ma poi agì. «Ho scoperto che la politica ufficiale del Governo rumeno è quella di non procedere materialmente al recupero e alla restituzione dei minori racconta. Affidandomi esclusivamente alla procedura, non avrei mai riavuto mio figlio». Così, ad agosto, organizzò il blitz e se lo riportò a casa. A due anni di distanza, quella vicenda è diventata per lui qualcosa di più di una battaglia personale. «Voglio che nessuno si trovi a vivere quello che ho passato io», fa sapere, parlando della rete che sta costruendo. E racconta di avere già ricevuto richieste di consiglio da tante persone e di aver anche ottenuto un paio di risultati al termine di missioni andate a segno.
Voli, detective e operazione in Romania: il conto supera i 37mila euro
Intanto, a più di due anni da quando il bambino fu portato in Romania, il processo alla madre non è ancora formalmente iniziato. La Procura di Vicenza le contesta la sottrazione del minore e l'elusione dei provvedimenti del tribunale che vietavano l'espatrio. La prima udienza predibattimentale era stata fissata per l'8 luglio scorso. Doveva essere il primo passaggio concreto dopo due anni di vicenda giudiziaria, ma così non è stato. DauSchmidt, uomo di legge, non avrebbe mai immaginato queste tempistiche. Sì, perché se è vero che lui le aule di giustizia le frequenta da anni per lavoro, lo fa negli Stati Uniti, dove la macchina della giustizia ha, secondo la sua esperienza, ben altri ritmi. E così il suo avvocato di fiducia, Alexandra Barbra Harbeson del foro di Vicenza, ha dovuto spiegargli che il giudice è cambiato e che il procedimento è stato rinviato. Poi la nuova doccia fredda: anche l'udienza fissata per il 24 settembre è slittata per l'astensione degli avvocati. L'inizio del processo è ora fissato al 3 dicembre.
DauSchmidt per quel blitz in Romania impegnò importanti risorse personali. Per riportare a casa il figlio dalla Romania, le spese documentate ammontano a 37.204,31 euro: nel conto figurano il noleggio del veicolo, i voli, le attività investigative e quelle operative. Sono costi che il capitano ha inserito nella richiesta di risarcimento danni collegata al procedimento penale. Sul fronte romeno, invece, la richiesta di protezione, ovvero divieto di avvicinamento per l'ex, presentata dalla madre dopo il blitz del 2024 è stata respinta. Il tribunale di Bucarest ha ritenuto non provato un pericolo concreto per la donna o per il bambino e ha considerato il trasferimento del piccolo alla luce del provvedimento del Tribunale di Vicenza che aveva attribuito al padre l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale. La madre è stata anche condannata a pagare 4.945,60 di spese legali.
Il figlio sale di nuovo su quell'auto con targa romena: «L'ho saputo solo dopo»
È in questo vuoto, tra la vicenda giudiziaria e quella quotidiana, che si inserisce la nuova iniziativa di DauSchmidt. Perché nel frattempo il figlio è sì in Italia, vicino a lui, ma l'incubo vissuto in quell'estate, quando il piccolo venne caricato su un'utilitaria con targa romena e portato oltreconfine, sta tornando. La madre, che ha diritto a visite protette con il bimbo due volte alla settimana, viaggia ancora su quella stessa auto con targa romena. Utilitaria su cui ha caricato di nuovo anche il figlioletto, in contrasto con le regole previste per le visite. DauSchmidt ha contestato il comportamento dei Servizi Sociali attraverso il proprio avvocato: sostiene di avere espressamente negato il proprio consenso al trasporto e che, nonostante ciò, gli operatori abbiano agevolato in due occasioni la madre nel far salire il bambino sulla propria auto. Avrebbe saputo solo dopo di entrambi gli episodi. Sul caso l'avvocata Manuela Tirini, legale della ex moglie dell'avvocato americano, prende le distanze dalla ricostruzione del padre e sul processo in corso a Vicenza dice: «La questione è sub iudice e non mi pare corretto che se ne parli». Intanto il "Capitano dei papà" continua la sua battaglia e dedica la sua esperienza agli altri genitori. Vuole provare a fare in modo che altri genitori non siano costretti ad arrivare allo stesso punto.
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