Milano per il vertice. L’esperienza di Simon: "L’Allianz può vincere»
La barba rosa, tinta così per una scommessa dopo la qualificazione olimpica con la sua Cuba, è stata tagliata. Robertlandy...

Robertlandy Simon, riconoscibile per la barba rosa, insieme ai compagni durante un test estivo tra Milano e Monza

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La barba rosa, tinta così per una scommessa dopo la qualificazione olimpica con la sua Cuba, è stata tagliata. Robertlandy Simon deve mantenere un certo tono in vista dell’inizio della stagione di Superlega e della nuova avventura targata Allianz Milano. Una sfida che lo vede al centro di un progetto con tanti giovani che l’hanno impressionato in positivo.
Undicesima stagione in Superlega, che effetto fa? "Sono contento: la lega italiana è tra le migliori al mondo e significa che ho ancora il livello per stare qui, spero di mantenerlo. È bello esserci e divertirmi con squadre importanti, oltre che vivere l’atmosfera dei palazzetti. Sarebbe altrettanto bello vincere, ci proveremo, ma già così il quadro è positivo"
Riparte da Milano, cosa l’ha convinta? "È una bella sfida. Quando affronti qualcosa di nuovo è sempre stimolante: devi far vedere di che pasta sei fatto e dimostrare per quale motivo sei stato coinvolto. Lavorando capiremo se sarà possibile o meno arrivare al successo. Ci proveremo, ci stiamo allenando bene, questo è molto importante e sono contento dei ragazzi che abbiamo".
Che impressione le hanno fatto i giovani? Chiedono consigli? "Sono tutti abbastanza bravi. Mi ha colpito proprio questo: lavorano sodo, non guardano quanto manchi al termine dell’allenamento, fanno quello che viene richiesto senza pensarci. Ascoltano e non è banale, è fondamentale. Se un giovane ascolta vuol dire che ha fiducia in te. Per adesso ancora niente consigli, penso siano un po’ timidi. Ho parlato con Filippo Bartolucci, il mio compagno di stanza. Gli ho raccontato la mia storia con Cuba, sapeva bene o male un po’ di cose, ma non aveva idea di quanto sia sempre stata complessa la situazione. È uno che si impegna per cercare di diventare un buon giocatore. Pian piano, anche gli altri si avvicineranno quando avranno più confidenza. Mi basta che si allenino bene, questo mi rende sereno".
A proposito di Cuba, non è un momento favorevole per un Paese che ha anche una delle migliori sanità al mondo... "Avevamo, avevamo tanto. Il personale medico è preparato e sa lavorare. Penso ai medici che sono stati accolti in Calabria: mi fa piacere, possono davvero aiutare. Cuba è un posto in cui non ci sono condizioni lavorative, è anche difficile spiegare come contesto se non lo vivi, solo se lo vivi capisci. Sono felice di essere cubano e lotto per Cuba: ci meritiamo di meglio ma non so quando miglioreranno le cose, spero che un giorno accada".
È arrivata anche l’agognata qualifica olimpica. "È sicuramente uno dei traguardi più belli della mia vita. Ho lottato e alla fine i miei sforzi e quelli degli altri sono stati ripagati. Abbiamo raggiunto un bellissimo obiettivo, in questi otto anni non ci siamo mai disuniti".
Le dà fastidio che venga sottolineata la sua età (39 anni)? "No, è una domanda che mi faccio anche io e non penso che la risposta sia scontata. È una forma di curiosità. Non so che succederà dopo, voglio lavorare per stare il meglio possibile, per prevenire dolori. La sfida è essere nella migliore condizione possibile ma da qua al 2028 non so cosa accadrà".
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