Miane, l'incendio boschivo continua a espandersi: è scontro sull’acqua. Bond: «Stop agli approvvigionamenti nei laghi montani»
MIANE - Il versante montuoso sopra l’abitato di Miane continua a bruciare e per estinguerlo serve acqua a volontà: versata dagli idranti, dagli elicotteri e soprattutto dal Canadair dei vigili del fuoco, che ieri completando diversi lanci sul versante ha fatto scoppiare anche una polemica relativa agli approvvigionamenti. L’assessore regionale bellunese Bond infatti ha criticato la decisione di pescare l’acqua dai laghi montani, cosa che comincia a rivelarsi complicata anche per la siccità. E intanto la pioggia, sulla Marca, non si vede.
La situazione
La situazione del rogo, scaturito nel tardo pomeriggio di martedì in quota, sopra l’abitato di Miane, è rimasta emergenziale. Dopo un primo confinamento ottenuto grazie agli sforzi degli operatori già nelle prime ore della giornata, nel pomeriggio il rogo ha ripreso vigore a causa delle temperature elevate, ricominciando a fumare in altre aree dello stesso settore. Si conferma quindi una situazione caratterizzata dalla ripresa di focolai e dalla presenza di braci che possono riattivarsi con il calore, elemento che rende particolarmente difficili le operazioni di spegnimento in un’area impervia anche per i fuoristrada. Martedì sera si sperava nell’arrivo della pioggia, che però non è prevista nemmeno nella giornata di oggi. Con temperature così alte e il sole che continua a scaldare a monte i terreni già interessati dalle fiamme, l’incendio potrebbe continuare a dare filo da torcere per giorni.
Il calore
«Dopo tutto il lavoro di questo pomeriggio con due elicotteri – spiegava ieri sera il sindaco Moreno Guzzo, dopo aver trascorso una giornata intera sul posto – siamo tornati alla situazione della prima notte, ma sappiamo che, sebbene si veda solo del fumo, il sottobosco sta ancora bruciando e potrebbe ripartire. Continueremo a fare così, anche se domani perderemo uno degli elicotteri, che dovrà intervenire a Verona: il nostro non è l’unico incendio. Per fortuna non ci sono case in quell’area, ma in ogni caso dobbiamo riuscire a bloccarlo: stiamo perdendo alberi e prati preziosi». Mentre i vari gruppi Avab, in primis quello della Valsana, la Protezione civile e le squadre Aib della Regione Veneto, coordinate dal dirigente delle operazioni di spegnimento, lavoravano senza sosta in due distinte aree del versante mianese, la sala operativa del 115 ha iniziato a ricevere una lunga serie di telefonate da cittadini che segnalavano altre colonne di fumo nelle aree limitrofe. Poco più tardi è stato confermato che l’incendio aveva interessato anche il territorio di Follina, con la propagazione delle fiamme e dei focolai in direzione del Praderadego e quindi verso est. È stato quindi inviato anche “Drago”, l’elicottero del Reparto volo di Venezia, poi rientrato a causa di un problema tecnico legato al sistema di trasporto della benna. Un terzo elicottero, sempre della Protezione civile regionale, è stato impegnato nelle operazioni, facendo la spola tra il punto di rifornimento e le aree interessate dall’incendio. Tre elicotteri al lavoro, quindi, più diverse squadre da terra inviate a bonificare i terreni già “conquistati”. Un lavoro reso particolarmente faticoso dalla pendenza dei versanti.
La polemica
Alle 18 è stato richiesto un nuovo intervento del Canadair. Già in mattinata aveva effettuato tre sganci, rifornendosi in primis a Jesolo e poi al lago di Santa Croce, dove invece il giorno prima era stato impossibile farlo a causa della scarsità d’acqua. Nel pomeriggio, l’equipaggio ha chiesto di potersi approvvigionare nel lago di Centro Cadore, ma questo ha suscitato delle polemiche da parte dell’assessore regionale bellunese Dario Bond. «Devono andare sull'Adriatico, non usare i laghi bellunesi che sono già in totale sofferenza. In una condizione di siccità feroce quale quella che stiamo vivendo, l'acqua dolce non può essere utilizzata per spegnere incendi». E annuncia una lettera al capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano. «Se continuano a caricare i Canadair da Santa Croce o dal lago di Pieve di Cadore, sarò costretto a scrivere alla Protezione civile nazionale e a chiedere il conto. Tutti stiamo facendo salti mortali per un utilizzo rispettoso della poca acqua che è rimasta anche in montagna. Anche l'antincendio deve fare uno sforzo e rifornirsi sul mare, al largo di Jesolo. In fondo, per un aereo si tratta di un tragitto più lungo di solo pochi minuti. Non fa la differenza. Ma prelevare 6mila litri di acqua alla volta dai nostri laghi, questo sì rischia di fare la differenza. E non solo per la montagna, ma anche per le attività agricole di pianura».