«Mi chiedono l’Imu per un locale annesso alla Basilica» - L'Unione Sarda.it
Sant’Antioco.
16 settembre 2026 alle 00:48
Il Comune gli chiede di pagare l’Imu per uno stabile che era di sua nonna. Lui si oppone e mette le carte in tavola: da tempo è un pezzo della Basilica di Sant’Antioco martire.
A sollevare il caso è Enrico Spignesi, emigrato da diversi decenni per lavoro, prima in Arabia Saudita e poi in Grecia, e rientrato in Italia scoprendo di essere inserito, insieme alla sorella e a una zia, tra i contribuenti chiamati a pagare l’Imu per quello stabile. «Da anni mi chiedono 400 euro, stessa cifra a mia sorella e a mia zia, Luciana Romby, addirittura chiedono il doppio - racconta Enrico Spignesi - foglio e mappale parlano chiaro, è un pezzo della chiesa». E proprio questo è il punto. L’immobile indicato negli atti è oggi annesso alla Basilica: si tratta, per la precisione, del locale dove sorge l’ufficio al lato del confessionale alla destra dell’edificio di culto. «Per capire come si sia arrivati a questo paradosso - racconta lo stesso Spignesi - bisogna tornare al 1964, quando la mia nonna donò quella casupola alla Chiesa. C’è un atto di donazione di cui noi siamo sempre stati a conoscenza nonna se ne liberò perché non aveva nessun interesse». Nei documenti della famiglia ci sarebbe anche un successivo atto di usucapione, effettuato quando nella parrocchia c’era il canonico Demetrio Pinna. «Pertanto, il possesso da parte della chiesa è sotto gli occhi di tutti, la proprietà la certificano questi atti, dunque non mi capacito della richiesta dell’ufficio tributi del Comune. Se devo pagare, vuol dire che l’immobile è il mio e se è il mio, come hanno fatto, Comune compreso, a svolgere tutti questi lavori di ristrutturazione che sono stati fatti nei vari decenni?». Dal Comune la spiegazione parte dalle risultanze catastali. «Probabilmente al catasto mancano le trascrizioni degli atti citati dal signor Spignesi – spiega il sindaco Ignazio Locci – è più una questione tra privati, o meglio, tra la famiglia Spignesi e la Chiesa». Gli uffici tributari chiariscono la procedura. «Il codice fiscale ci riporta agli intestatari ed è normale che noi non possiamo sapere tutti questi passaggi che sarebbero avvenuti nel corso della storia. Non abbiamo avuto mai nessuna richiesta di stralcio o annullamento dei ruoli che devono essere preceduti da una regolarizzazione della posizione, al catasto». Se l’immobile è effettivamente di proprietà della Chiesa, trattandosi di un bene destinato al culto, non sarebbe soggetto all’Imu. Nel frattempo, però, per il Comune chi deve pagare sono Enrico Spignesi, sua zia e sua sorella.
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