MEV: un museo come antidoto al pregiudizio
Ebraismo
Chiuso per restauri riapre dopo sei anni il MEV-Museo Ebraico di Venezia, che offre al visitatore un’esperienza immersiva nella storia degli ebrei a Venezia
Agli inizi del Cinquecento la Serenissima si trova a fare i conti con le tensioni sociali che si sono venute a create con il costante aumento della popolazione ebraica. Il 29 marzo 1516 il Senato della Repubblica decreta la concentrazione forzata degli ebrei in un’area specifica della città, isolata e controllabile. Nasce il Ghetto di Venezia, il primo ghetto al mondo.
Da quella data fino ad oggi, la storia degli ebrei e quella di Venezia si sono intrecciate e fuse, arricchendosi a vicenda e il Ghetto, da luogo di segregazione, è diventato uno spazio di identità e di riferimento per il mondo intero. Una storia di resilienza, convivenza e dialogo, importante da raccontare in un’epoca complicata come quella che stiamo vivendo, perché potrebbe servire da antidoto al pregiudizio e come auspicio di dialogo.
La racconta il Museo Ebraico di Venezia, riaperto al pubblico dopo sei anni di restauri, di ristrutturazioni e riorganizzazione. Un intervento di riqualificazione eccezionale per questo museo vivo, che diventa elemento centrale della vita del Ghetto di Venezia e dà la possibilità al visitatore di conoscere cosa sia l’ebraismo e quel che è stato il territorio in cui gli ebrei hanno vissuto per quasi 500 anni: una storia collettiva e familiare.
Il nuovo MEV si snoda su una superficie di 1700 metri quadrati (acquisiti anche due appartamenti per completare il percorso circolare di visita). Quello che originariamente era un labirinto di spazi è diventato un itinerario organico che racconta “un dialogo fra identità e luogo, fra chi siamo e lo spazio che abitiamo, che è alla base della nostra idea di museo e della concezione ebraica della vita” spiega la curatrice del Museo Marcella Ansaldi.

La visita diventa un viaggio che parte dal Campo del Ghetto Nuovo e offre uno spaccato di cinque secoli di esperienza ebraica in città. All’ammezzato c’è la ricostruzione di un angusto appartamento del Cinquecento: appena due stanze, soffitti bassissimi, uno spazio domestico povero. Poi alcune valige e la mappa della diaspora. Al piano superiore, il trionfo del bianco e dell’oro della prima Sinagoga del percorso, la Scola Tedesca (1528). Tornano visitabili altre due Sinagoghe, la Canton (1532) e la Italiana (1567), che costituiscono il cuore dell’intervento di riqualificazione, come luoghi di culto ma anche testimonianze di vita religiosa, culturale e sociale della comunità ebraica veneziana.
Il viaggio prosegue attraverso manoscritti rarissimi, manufatti pregiati, opere di oreficeria e oggetti liturgici di valore inestimabile, tra i più antichi e preziosi al mondo. Le ricostruzioni ambientali narrano la vita quotidiana e i mestieri consentiti, come il Banco Rosso del credito a pegno; la ritualità e il cibo delle feste ebraiche; i rapporti tra le istituzioni ebraiche e la Serenissima.

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