Tacchinardi: “Zidane? Super allenatore. Speravo di vederlo alla Juve. E l’Italia non può fare a meno di…"

Intervista all'ex centrocampista bianconero: "A Bursa messe le fondamenta, ora tiriamo su qualche colonna portante. Temevo che Mancini avesse un po’ la pancia piena, invece in lui ho rivisto il veleno"

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Alessio Tacchinardi, il valore sul mercato dei francesi è praticamente il doppio dei nostri: il dato fotografa la difficoltà della sfida che ci aspetta a Parigi? «Loro hanno davanti giocatori mostruosi che noi non abbiamo. La Francia ha dimostrato che, se non vince un Mondiale, ci va vicinissima ed è quello che noi non siamo riusciti a fare negli ultimi anni. Però questo dato deve servire da stimolo e questa partita dovrà far capire se sta davvero nascendo qualcosa. Con la Turchia, per esempio, mi sono emozionato nel vedere un’Italia che magari non avrà un Mbappé (domani sera comunque out per infortunio, ndr), ma ha gente che ha voglia di mordere e di essere protagonista attraverso il gioco. Poi, ripeto, la differenza nel valore di mercato delle due rose deve essere uno stimolo feroce per i nostri ragazzi, detto che nessuno ha regalato niente alla Francia che è una squadra con giocatori forti, seri e che tengono alla Nazionale».

L'Italia non può fare a meno di questo Frattesi

A Bursa Mancini ha proposto Fagioli, ovvero un palleggiatore, come mezzala: è la strada giusta? «Sì, questa è un’Italia che deve giocare a calcio, palleggiando, perché non abbiamo giocatori che “strappano” saltando l’uomo. E chi più di tutti ha dimostrato di saperlo fare è proprio Fagioli». Qual è il suo centrocampo ideale? «Barella, Tonali e Fagioli non li toglierei mai, ma troverei lo spazio anche per Frattesi che non può non giocare in questa squadra». Perché? «Semplice: è un giocatore dal gol facile, di quelli che non sai perché, ma si trovano sempre al posto giusto nel momento giusto. E lui sa anche giocare bene a calcio. Per questo vedrei bene un centrocampo a tre con lui dietro alle due punte, libero di girare dove vuole. Frattesi può essere quella scheggia impazzita che può fare male all’avversario perché non sa mai dove va. Mancini non è un allenatore schiavo di un sistema di gioco e sa che il giocatore deve essere sempre al centro del progetto, quindi...».