Mercati nella bufera con il petrolio oltre 100 dollari, si impenna lo spread - Notizie - Ansa.it

Mercati nella bufera, a partire dai bond statali, mentre il petrolio torna a crescere e il Brent supera di nuovo i 100 dollari al barile. Il nervosismo per l'esplodere dei debiti pubblici, a partire da quello degli Stati Uniti, e i timori sull'inflazione per l'aumento dei prezzi dell'energia dalla crisi in Medio Oriente spingono gli investitori a posizionarsi scontando già nuovi interventi della Fed e della Bce sui tassi. Corrono così i rendimenti dei titoli di Stato e in Europa ne fanno le spese i paesi più indebitati come l'Italia e la Francia. Lo spread fra Btp e Bund si impenna a 118,5 punti e ne risentono anche le Borse a partire da Milano che è maglia nera a fine giornata con un ribasso del 2,2 per cento. Flettono seppur di poco gli indici Wall Street dove la buona intonazione dei tecnologici del Nasdaq viene presto annullata dall'Ism manifatturiero, sceso più del previsto, mentre si attendono i dati del mercato del lavoro americano in uscita venerdì. Le scommesse su ulteriori ritocchi all'insù dei tassi da parte della banche centrali hanno in prima battuta spinto i treasuries trentennali e a seguire i rendimenti dei T-Bond a dieci anni che hanno toccato i massimi dal 2002.

Movimento non molto diverso da quello registrato dal Gilt trentennale del Regno Unito balzato per la prima volta dal 1998 al 6%, l'unico per ora fra i paesi industrializzati ad aver raggiunto una soglia simile. Ma è ormai opinione diffusa fra gli analisti che anche i titoli di Stato statunitensi con scadenza 10 anni potrebbero arrivare a quei livelli. Del resto il Treasury decennale, seppur poi sceso nel corso della seduta, è ormai attestato sopra il 5,2% (quello inglese al 5,3%). In Italia il rendimento del Btp ha continuato ad aumentare al 4,69%, sempre ai massimi da fine 2023, con un incremento in una sola seduta di 7,8 punti base, superato solo dall'Oat francese (al 4,91%). Proprio in giornata il governo transalpino ha presentato la manovra finanziaria con l'effetto di alimentare i timori sulla capacità, non solo di Parigi, di riuscire a tenere sotto controllo i conti pubblici. Gli acquisti hanno invece premiato il Bund tedesco, col rendimento diminuito al 3,5%, che è tornato a essere considerato un porto sicuro per gli investitori. A pesare sul mercato obbligazionario è stato tuttavia soprattutto il petrolio, con il Brent che si è nuovamente portato oltre la soglia dei 100 dollari al barile per poi allungare sopra 101 segnando un rialzo di più del 3%. A innervosire i trader è la mancanza di segnali di una soluzione in Medio Oriente.

La pressione sui rendimenti e la debolezza dei titoli di Stato sono la conseguenza inevitabile delle oscillazioni greggio a maggior ragione se il quadro geopolitico viene visto in peggioramento. Inevitabili sono le pressioni dei prezzi dell'energia sull'inflazione che le banche centrali, Fed e Bce in testa, devono tenere a bada rialzando i tassi e spingendo ulteriormente i rendimenti. E vanno di pari passo con la crescente preoccupazione sui debiti pubblici che impongono ai paesi di emettere bond per rifinanziarli con rendimenti per forza di cose destinati a salire. e il problema riguarda gli Stati Uniti così come l'eurozona. Il bollettino finale per le Borse, alle spalle di Milano che è stata zavorrata dai tanti titoli bancari che occupano Piazza Affari, ha visto Madrid perdere il 2,17%, Londra l'1,68%, Parigi l'1,62% e Francoforte l'1,03%. A Wall Street le buone previsioni di Micron Technology non è riuscita a dare sostegno neanche al Nasdaq anche se sui listini del Vecchio Continente ha aiutato i produttori di chip come Stm che si sono mossi in controtendenza.

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