Meloni scrive alla Ue: «Inflazione, più flessibilità. Onorerò il mio mandato, poi decidono gli italiani»
«Sto scrivendo alla presidente della Commissione Europea. A fronte di una crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale, è necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese». Giorgia Meloni lo ha detto ieri, a Venezia. Intervistata in videocollegamento all’evento de Il Gazzettino “Oltre le Radici” dal direttore editoriale Roberto Papetti, ha annunciato il prossimo, deciso passo.
ORGOGLIO E LETTERE
Il punto di partenza della premier è l’orgoglio per la «maggiore flessibilità che abbiamo ottenuto in Europa» per far fronte al caro energia. «Molti – ha ricordato durante il suo collegamento – hanno detto che era una battaglia puramente simbolica, che non ci avrebbe portato da nessuna parte». Poi è diventata «un’opportunità per l’Italia ma anche per tutti gli altri Stati europei». E ora anche Francia, Repubblica Ceca, Grecia si muovono nella stessa direzione, come hanno confermato anche da Bruxelles.
«Abbiamo già posto in sede Ecofin - ha ricordato la presidente del Consiglio - la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito», e altri Stati membri stanno andando nella stessa direzione. «Intendo attivarmi nuovamente nei confronti della Commissione Ue - ha anticipato -. Sto scrivendo alla presidente von der Leyen perché la questione venga trattata alla riunione Ecofin della prossima settimana e poi al prossimo Consiglio Ue tra due settimane». Per ottenere di più: «Crediamo che a fronte della crescita inflazionistica dovuta al caro energia a livello globale sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese». Aggiuntiva rispetto a quella già aperta dall’Ue, e che vale 14 miliardi di euro in due anni.
Il dialogo e la tirata d’orecchie. Perché l’altro dossier europeo riguarda gli Ets, il sistema europeo che mette un prezzo alle emissioni di anidride carbonica, sul quale Emanuele Orsini, meno di due settimane fa si era scatenato proprio in Veneto, all’assemblea degli Industriali di Vicenza. «Questa non è l’Europa che vogliamo», aveva detto.
E Meloni, ieri: «Sugli Ets l’Europa continua a non percepire l'urgenza». Il punto cruciale, sullo scambio delle quote di emissione, è che «ha assolutamente bisogno di essere rivisto profondamente, perché è stato deciso dal Consiglio europeo che debba essere rivisto». Eppure, per Meloni, i passi avanti non bastano. «Dopo che noi ne abbiamo discusso per mesi - ha aggiunto la premier - ci ritroviamo con una proposta di revisione che secondo me è totalmente insufficiente e non ce lo possiamo più permettere», specie nella fase attuale.
Il nodo principale, per Meloni, rimane quello della competitività. «Non possiamo continuare a gravare con una extra tassazione ambientale sulle nostre imprese manifatturiere danneggiandole ulteriormente nella loro capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti (la Cina, ndr) non sono sottoposti allo stesso livello di costo del carbonio e agli stessi vincoli». E non capirlo significa «condannare l'Europa alla deindustrializzazione».
LA STRATEGIA
Ecco, allora, che la premier scatta sull’idea di Ue: «Dobbiamo svegliarci per costruire un’Europa meno ideologica». Tradotto: adattare le priorità al contesto che cambia, maggiore pragmatismo, ascoltare meglio i bisogni del territorio.
Certo, il contesto non è dei più semplici, Meloni parla di policrisi, ovvero crisi molteplici, diverse tra loro, che si sommano e finiscono addirittura per alimentarsi a vicenda. Il punto è che, in questo contesto plumbeo, non basta difendersi. Bisogna anche andare all’attacco, con l’innovazione.
E quindi, necessariamente, intelligenza artificiale. «Il tema vero è quello della responsabilità», ha dichiarato Meloni, che ha portato il tema al G7. La domanda è semplice: chi deve rispondere nel caso in cui qualcosa vada storto nel funzionamento di sistemi autonomi? Chi ha dato l'ordine, cioè l'input? Lo sviluppatore? La piattaforma? «Domande - ha sottolineato Meloni - cui noi non siamo ancora stati in grado di dare delle risposte e che portano con sé dei rischi enormi», dal mercato del lavoro alle democrazie. In un mondo nel quale «rischiamo di non distinguere più che cosa sia vero da quello che non lo è».
ITALIA, MANOVRA, FUTURO
Dalla sicurezza globale all’Italia e alla sua agenda economica.
Punto primo, avanti con l’estensione delle semplificazioni oggi previste per la Zes Unica: «Contiamo di portare la norma - ha confermato la premier - in uno dei prossimi Consigli dei ministri e, se posso permettermi, una volta tanto dovrebbe anche essere approvata velocemente perché ho sentito che anche l'opposizione dice di essere d'accordo».
L’altro terreno di confronto sarà quello della legge di Bilancio. Direzione: continuità. «Quella strategia - ha spiegato la premier - si è sempre concentrata su salari e difesa del potere acquisto, sostegno alle imprese, protezione della famiglia e incentivi alla natalità e salute». Ecco i capisaldi di questa manovra, l’ultima di questo governo.
E il dopo? Quale sarà il futuro Giorgia Meloni? «Nel mio futuro attualmente c'è sempre la stessa cosa - ha risposto a Papetti -, cioè cercare di fare il massimo per la mia nazione, onorare il mandato che gli italiani mi hanno dato fino a quando gli italiani si fideranno di me e di noi» E il resto sul futuro di Giorgia Meloni? «Dipende dagli italiani e non da Giorgia Meloni».
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