Meloni: «Priorità al taglio delle tasse, per le patrimoniali bisognerà aspettare un Governo diverso»

Parte con l’elmetto Giorgia Meloni nel videocollegamento con la festa del Tempo. Intervistata dal direttore Daniele Capezzone, difende l’addio al bollo auto e attacca subito la sinistra sul fisco: «Per le patrimoniali bisognerà aspettare un Governo diverso da questo, ammesso che arriverà...».

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Manovra, «occhio di riguardo per il ceto medio»

La promessa della premier, che prevedibilmente sarà il ritornello del centrodestra in campagna elettorale, è una: «Noi continuiamo a lavorare per cercare di tagliare le tasse». L’elenco delle rivendicazioni è lungo: «Abbiamo tagliato le tasse sul lavoro, sulla persona con l’Irpef, sulle imprese, alle famiglie, sulla proprietà, ultimo il bollo, abbiamo tolto la prima casa fino a una certa soglia: è un lavoro sul quale intendiamo andare avanti. A qualcuno che ha sempre detto che le tasse sono bellissime questo lavoro non piace ma a noi sì». Meloni conferma che l’occhio di riguardo, nella prossima manovra, sarà per il ceto medio: «Giusto farlo per mettere maggiormente in moto questa Nazione».

Il nucleare «potrà dare sterzata»

Sull’energia, Meloni rivendica naturalmente il sì del Parlamento al disegno di legge delega sul nucleare: «Dopo 40 anni l’Italia torna ad avere quel quadro di regole che le consente di produrre energia nucleare« perché io considero un paradosso che noi oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine però non possiamo produrre energia nucleare». Quando «anche l’energia nucleare sarà operativa in questa Nazione saremo meno dipendenti dall’estero e saremo quindi meno esposti alle crisi internazionali che, come abbiamo visto in questi anni, si pagano in bolletta». In sintesi: una rivoluzione che «può dare una sterzata molto importante nella produzione italiana e nel potere d’acquisto degli italiani».

«L’Italia non è più il campo profughi d’Europa»

Forte l’insistenza sull’immigrazione e la sicurezza. «Oggi possiamo dire che l’Italia non è più il campo profughi d’Europa», dice Meloni, che snocciola le cifre sulla riduzione degli sbarchi in Italia «di oltre l’80% e degli arrivi di immigrati illegali «del 70%» rispetto al 2022. Non risparmia stoccate alla magistratura: «Se tutte le parti dello Stato avessero remato nella stessa direzione si sarebbe potuto fare ancora meglio e non dispero che prima o poi possa accadere». E guarda alla Ue e al nuovo regolamento rimpatri, con la facoltà di aprire centri nei Paesi terzi: «Una strada che è stata aperta dall’Italia con il famoso, vituperatissimo Protocollo con l’Albania, che invece oggi diventa, anche uno strumento del quale i vari Stati membri possono fare uso».

Ue? «Per indicare la rotta serve Governo di patrioti»

Per Meloni sui migranti l’Italia può indicare la rotta all’Europa, «non limitarci a inseguire quella indicata da altri. Ma per fare questo c’è bisogno di un Governo di patrioti». «Ricordo quando ci dicevano che le nostre idee, soprattutto in materia di contrasto all’immigrazione, erano delle idee eretiche. Che erano addirittura contrarie alla civiltà giuridica europea, sono fiera che oggi quelle idee siano la civiltà giuridica europea, atteso che sono norme dell’Unione europea».