Meloni in versione “combat”, mosse elettorali a costo zero: via alla campagna anti-burqa

Fratelli d’Italia “chiama” la piazza all’indomani del via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge sulla scuola e gli stranieri. “Nessuna resti nascosta” è il nome della campagna promossa dal partito meloniano in tutta Italia per promuovere una raccolta firme per «vietare il velo integrale in tutti i luoghi pubblici, punire severamente i matrimoni combinati, vietare il rilascio dei certificati di verginità, stabilire controlli più stringenti sui luoghi di culto con maggiore trasparenza sui finanziamenti e chiusura temporanea laddove vi fosse la propensione a diffondere idee fondate sull’odio».

E non è l’unica misura spot e a costo zero che Giorgia Meloni si appresta a promuovere nei mesi che mancano al voto, con l’obiettivo di fermare la corsa di Roberto Vannacci riprendendosi il bollino di autenticità della destra, ma anche promuovendo una campagna elettorale sostanzialmente cheap. Ops, meglio definirla parsimoniosa e mettere al bando gli inglesismi, visto che, tra le misure che Fdi si appresta a rispolverare, c’è anche la multa per chi si macchierà di forestierismi linguistici utilizzando termini non appartenenti alla lingua italiana, a partire dalla pubblica amministrazione.

Tra le frecce nell’arco della premier, c’è poi una nuova stretta sui migranti, per rispedire i condannati in via definitiva a una pena superiore a un anno di reclusione a scontare la detenzione nei loro Paesi d’origine.

E un giro di vite anche sui cortei, al grido di “più sicurezza”, per estendere il reato di associazione a delinquere a chi assalta la polizia o si rende protagonista di disordini in piazza. È il senso di una proposta di legge targata Fdi e presentata dopo gli attacchi e le devastazioni in Val di Susa di fine luglio scorso, ma che «molto presto potrebbe approdare in Cdm e diventare un dl viaggiando così in corsia preferenziale», riferiscono autorevoli fonti di governo.

I timori della Lega

Si tratta di misure bandiere e senza alcun aggravio per le casse dello Stato. Chiamate a fare i conti con una legge di bilancio “ristretta”, tanto più dopo la doccia fredda per la mancata uscita dalla procedura di infrazione.

Non essere stati espunti dalla “lista dei cattivi” è l’inciampo che potrebbe avvicinare la data del voto in primavera, combinando le politiche con le amministrative e prendendo in prestito l’opportunità di virare sull’election day.

E allora meglio farsi trovare pronti e puntare su norme identitarie, rispolverando il vecchio pedigree. Con buona pace della Lega, che se da un lato rischia di vedersi cannibalizzata dal “fedifrago” Vannacci, dall’altro corre il pericolo di finire schiacciata dalla blindatura di Meloni a destra.

Per questo in tanti, nelle file del Carroccio, storcono il naso davanti all’attivismo della premier, pronta a mettere il cappello su misure ad alto contenuto destrorso. «Da qui in avanti sarà meglio indossare le scarpette da centometristi», l’ironia che serpeggia in via Bellerio.

Di certo c’è che la presidente del Consiglio quegli scarpini li ha calzati da un pezzo, entrando a gamba tesa in una campagna elettorale di cui ha aperto le danze. Approfittando della palude in cui sembra essersi impantanato il fronte progressista, diviso tra l’opzione primarie e la suggestione di affidarsi a un federatore outsider.

C’è chi a destra evoca il caso Liguria dell’autunno ’24, con Bucci che ha avuto la meglio su Andrea Orlando, ai nastri di partenza super favorito nella corsa a governatore. «Lisciare la palla davanti alla porta vuota, la specialità della sinistra», ci scherzano su in via della Scrofa.

Alimentando una convinzione che rimbalza fino a Palazzo Chigi: meglio accelerare.

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