Meloni, il caso del post su Fb di un magistrato, che però denuncia: "Mi hanno hackerato il profilo"
“La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”.
Questo il post comparso nelle scorse ore sul profilo Facebook di Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio presso la Procura di Roma, che ha negato di averlo scritto e ha denunciato di essere stato vittima di hackeraggio del profilo.
"Mi hanno hackerato il profilo facebook e sto andando al commissariato a denunciare."
Ha spiegato all'Adnkronos il magistrato.
Il post in questione faceva riferimento alle dichiarazioni di Giorgia Meloni sul decreto per gli aumenti di stipendio dei magistrati.
Il post contro Meloni e la smentita di Alessandro Di Cicco

Non sono stato io a scrivere quel post sulla premier, ero in viaggio e quando mi sono accorto di quanto successo ho provveduto subito a cancellarlo.
E' quanto spiegato da Alessandro Di Cicco, il magistrato della procura di Roma finito al centro delle polemiche per il post comparso sul suo profilo Facebook contro la presidente del Consiglio.

Mi hanno hackerato il profilo facebook e sto andando al commissariato a denunciare.
Ha spiegato Di Cicco, che ha anche aggiunto:

Non immaginavo questo clamore, adesso sto andando a denunciare quanto successo al commissariato. Una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare.
Le reazioni politiche e istituzionali al caso
Il post ha suscitato reazioni e polemiche, anche da parte di esponenti del centrodestra.
“Nana borgatara..”. L’attacco choc della toga contro la premier Meloni. Vogliono un miliardo di aumenti di stipendi. Inaccettabile https://t.co/1AxbPtCWsj
— Giovanni Donzelli (@Donzelli) October 19, 2026
L'Associazione Nazionale Magistrati, inoltre, aveva definito "inappropriate" le parole rivolte alla premier prendendone le distanze "con fermezza".
Enrico Aimi, componente laico del Consiglio superiore della magistratura, aveva annunciato l'intenzione di chiedere l'apertura di una pratica al CSM perché venissero "verificati i fatti e valutata l’eventuale sussistenza di profili disciplinari".
Le reazioni citate si riferiscono alla fase precedente alla smentita del magistrato.