Medicina interna a confronto a Rimini al congresso Simi

a cura di Cristiano Somaschini e Davide Landi

RIMINI- Pazienti, sempre più spesso anziani, fragili e affetti da più patologie. è questa la sfida al centro del 127esimo Congresso nazionale della Società italiana di Medicina interna, Simi, che si inaugura oggi al Palacongressi di Rimini, per svilupparsi in tre giornate con 56 sessioni scientifiche, la presentazione di oltre 700 abstract, letture magistrali, tavole rotonde e workshop. Su temi come le principali patologie di interesse internistico, la multimorbilità, la fragilità, la cronicità e la necessità di una presa in carico integrata. “La complessità è oggi una delle caratteristiche distintive del paziente internistico e rappresenta, al tempo stesso, una delle principali sfide per il nostro sistema sanitario”, conferma il presidente di Simi, Nicola Montano. La Medicina interna, prosegue, deve mettere insieme competenze diverse, interpretare la pluralità dei bisogni clinici e costruire percorsi di cura realmente personalizzati. Il Congresso nazionale rappresenta dunque “un momento fondamentale per condividere le evidenze più aggiornate, discutere le innovazioni e confrontarsi anche sulle trasformazioni organizzative che interessano la Sanità nazionale”.

Dopo il tavolo istituzionale “L’intensità di cura in Medicina Interna: dall’ambulatorio alla semintensiva” di questo pomeriggio, al quale intervengono tra gli altri, Walter Bergamaschi, domani, sabato 3 ottobre, si terrà un focus dedicato al modello Dama, Disabled advanced medical assistance, che, ribaltando il paradigma tradizionale, vede l’ospedale e la sua organizzazione adattarsi al paziente fragile.

SPAZIO ANCHE CONTEST DI SCRITTURA CREATIVA: RACCONTI DI ESPERIENZE VICINO AI PAZIENTI

Tra gli appuntamenti c’è spazio anche per la dimensione più umana della professione con il Contest di scrittura creativa promosso in collaborazione con la Scuola Holden. Rivolto ai medici internisti, il progetto ha raccolto circa 100 elaborati che restituiscono la dimensione più umana dello specialista attraverso il racconto delle esperienze vissute accanto ai pazienti e gli aspetti più intimi del lavoro dell’internista. Oggi la premiazione, mentre domani sono in programma il Simi international award, conferito al direttore della rivista medica The Lancet, Richard Horton, e il Premio Simi per la Solidarietà, consegnato alla Comunità Papa Giovanni XXIII. Il Congresso valorizza inoltre il lavoro dei giovani internisti con i premi Giovani ricercatori Simi, intitolati a Giuseppe Licata, Mario Condorelli e Alberto Malliani, e con i riconoscimenti per le migliori comunicazioni orali e i migliori poster durante il momento di chiusura del Congresso domenica 4 ottobre.

UN NUOVO PORTALE DI DIVULGAZIONE MEDICO-SCIENTIFICA E INFORMAZIONE

Viene inoltre presentato Simicura.it, il nuovo portale della società dedicato alla divulgazione medico-scientifica e a un’informazione sulla salute autorevole, accessibile e affidabile.
Il Congresso, conclude Montano, vuole essere “prima di tutto uno spazio di confronto, di condivisione e di crescita comune”, nel quale ricerca, formazione, innovazione e qualità dell’assistenza possano dialogare e contribuire a costruire una Medicina interna “sempre più preparata ad affrontare le trasformazioni della medicina e della società”.

PAZIENTI SEMPRE PIÚ COMPLESSI, SERVE INTENSITÀ DI CURA ADEGUATA

Riconoscere alla medicina interna un livello di intensità di cura adeguato ai bisogni di pazienti sempre più complessi e accompagnare l’evoluzione dell’assistenza con formazione continua e innovazione. Sono i temi indicati dal presidente della Società italiana di medicina interna-Simi, Nicola Montano, e dalla presidente eletta, Cecilia Becattini, in occasione del 127esimo Congresso nazionale della società, in programma fino a domenica al Palacongressi di Rimini.
“La medicina interna si occupa di pazienti estremamente complessi, in cui oltre alla complessità clinica si aggiunge anche la complessità sociale e assistenziale”, spiega Montano. Alla disciplina, sottolinea, deve essere riconosciuto un livello di intensità di cura adeguato, con particolare attenzione a un’intensità intermedia elevata. “Per questo motivo abbiamo voluto un tavolo istituzionale in cui abbiamo invitato esponenti del ministero della Salute e di Agenas proprio per discutere con loro di prospettive organizzative”. Alla tavola rotonda “L’intensità di cura in Medicina Interna: dall’ambulatorio alla semintensiva”, hanno preso parte, tra gli altri, Walter Bergamaschi, direttore generale programmazione e edilizia sanitaria del ministero della Salute, e Giorgia Duranti, responsabile tecnico Indicatori Pne Agenas.
L’obiettivo principale, rimarca il presidente, è “rispondere ai bisogni dei nostri pazienti e dei cittadini. Viviamo in una società in cui l’invecchiamento e le comorbidità sono una sfida sia per quanto riguarda la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale che per l’appropriatezza clinica”. In questo scenario gli internisti rivendicano un ruolo centrale, che poi “è quello che già facciamo”.

LE PROSSIME SFIDE (NON MANCA L’IA)

Da questo congresso, “auspico che emergano le necessità della medicina interna, ma anche il riconoscimento di quanto già la medicina interna sta facendo per tutti i pazienti e per il Sistema sanitario nazionale”, afferma Montano, che indica tra gli obiettivi anche un maggiore senso di appartenenza dei soci alla società scientifica.

Sul tema dell’intensità di cura insiste anche la presidente eletta Cecilia Becattini: “Gli ospedali sono chiamati a offrire un’intensità di cura particolarmente elevata per pazienti sempre più complessi”. Da qui la necessità di aggiornare anche l’attività clinica dell’internista. “Lo sguardo sul futuro non può essere dissociato da quello che è lo sguardo presente”, sottolinea Becattini. “Continueremo in una linea di promozione dell’educazione continua. Essere qui oggi e nei prossimi giorni significa aggiornamento, focalizzare insieme i temi istituzionali, accanto a quelli della ricerca scientifica e dei dati clinici, in un percorso articolato da diverse sessioni e attività”. Uno sguardo che comprende anche l’innovazione: “Sicuramente l’evoluzione della tecnologia diagnostica, ma anche il ruolo dell’intelligenza artificiale, di cui tanto si parla”, osserva Becattini. Su questo, “la medicina interna non può rimanere ferma. È la disciplina maggiormente rappresentata negli ospedali italiani di qualsiasi ordine e grado. Deve assolutamente seguire i progressi e l’evoluzione della scienza medica e della tecnica”, conclude la presidente eletta Simi.