Mazzola, lacrime di gioia. "A fine partita ho pianto. Ora voglio dare una mano: la Fortitudo merita tutto»

"Domenica, una volta tornato in panchina, ho pianto". Si racconta così, a qualche giorno di distanza dal ’debutto’, Valerio Mazzola. Lacrime di liberazione, che hanno sciolto l’emozione e la tensione di dieci mesi di attesa e speranza. Le tre triple consecutive nell’ultimo quarto con Ruvo non hanno solo regalato alla Effe i primi due punti, ma le hanno restituito un Valerio Mazzola grande protagonista.

Mazzola, prima di tutto come sta? "Sto molto bene, il ginocchio mi sta facendo lavorare, adesso vedo i miglioramenti, non sono ancora al 100 per cento, però vedo la luce in fondo al tunnel".

Come sono stati questi mesi lontano dal parquet? "Ho fatto di tutto per tornare come prima. E’ stato un periodo difficile, ma ho avuto persone vicino che mi hanno dato supporto come i fisioterapisti, Vincenzo e Federico, i dottori, la mia ragazza e la mia famiglia".

Un percorso che si è allungato. "Dovevo tenere un mese di stampelle e invece si sono triplicati i tempi, con tre mesi di stampelle. Quando mi sono svegliato dall’operazione me lo hanno comunicato, mentalmente è stata una mazzata, ma mi sono messo a testa bassa e lavorare. I fisioterapisti sono stati i miei angeli custodi, con loro abbiamo fatto un percorso straordinario".

In estate la ripresa, il ritorno in campo e domenica, boom, boom, boom tre triple di fila. Una liberazione. "Avevo voglia di rivivere quelle emozioni. È stato un po’ come dire eccomi sono qua sto tornando e vedere che tutti i sacrifici che sto facendo danno i frutti. Miglioro settimana dopo settima ho bisogno di stare in campo e di sbagliare, però abbiamo un roster lungo, e la priorità è la squadra e vincere. Ma troverò i miei spazi".

Dalla liberazione all’emozione, con l’ovazione del pubblico quando nel finale con Ruvo Cavina l’ha richiamata in panchina. "Ho ringraziato il coach è stato un gesto da signore. Ha capito la situazione che stavo vivendo. Cavina ci sta dando tantissimo mi fa piacere avere ripagato la sua fiducia. Il saluto dal pubblico? Ne avevo bisogno infatti mi sono messo a piangere in panchina scaricando la tensione di tutti questi mesi".

Coach e società che hanno sempre creduto in lei. "E’ stata una spinta incredibile. Mi hanno fatto sentire importante. Rossano Guerri a fine partita mi è venuto a dare un mega abbraccio. Sono attestati di stima sia per il giocatore che per la persona che fanno un enorme piacere".

Fantinelli, Sorokas, hanno parlano di lei con parole bellissime. "Li ringrazio, sono professionista, mi piace allenarmi. Entro sempre in palestra con il sorriso. Così cerco di trainare il gruppo e aiutare i giovani. Ho bisogno di avere responsabilità per rendere meglio e con un roster lungo dobbiamo essere tutti bravi a rendere subito, un po’ quello che mi si richiedeva in serie A".

Domenica a Caserta, la prima trasferta. "Sarà molto difficile. Partite come questa ci faranno crescere in tutti i casi. Abbiamo bisogno di testarci in campi come Caserta, certo che abbiamo la qualità per vincere perché i nostri obiettivi sono quelli di stare lì in alto, mettendo mattoncino dopo mattoncino e creando consapevolezza in noi".

Che A2 si aspetta? "Ci sono squadre di qualità, quindi molto competitiva. È difficile vincere e adesso è un po’ prematuro dire cosa accadrà dipende anche da come arrivi alla fine".

E la Effe? "Le basi le stiamo mettendo. Abbiamo un roster lungo di qualità e stiamo lavorando bene, abbiamo tutte le carte in regola".

Oltretutto c’è l’effetto PalaDozza. "Sfonda una porta aperta, dobbiamo essere più bravi fuori casa. In casa il nostro pubblico, che è da serie A, ci dà sempre quella marcia in più".

A livello personale che campionato si aspetta? "Ho voglia di giocare cercherò di farmi trovare pronto. Spero di essere protagonista, cercando di essere di aiuto anche dentro lo spogliatoio. Dopo un anno fermo spero di divertirmi e di vivere ogni giorno con lo spirito positivo".

Quando la rivedremo al 100 per cento? "Sto già facendo tutto, ho bisogno di mettere minuti nelle gambe. E’ un po’ come andare in bicicletta: serve l’equilibrio".

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