Mazda porta un messaggio di pace: il murale di Kotè ispirato a Sadako Sasaki | FormulaPassion.it
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Da Hiroshima al borgo abruzzese, l’arte urbana trasforma la memoria della bomba atomica in una riflessione sulla responsabilità e sulla speranza
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Pubblicato il 23 Ottobre 2026 ore 14:08
6 minuti
Una bambina di Hiroshima, le gru di carta e un messaggio di pace che attraversa più di ottant’anni e migliaia di chilometri. È stato inaugurato il 22 ottobre ad Aielli, nel cuore di Borgo Universo, il murale firmato dall’artista Antonio Cotecchia, in arte Kotè, e promosso da Mazda Italia. L’opera, ispirata a Sadako Sasaki, si inserisce nel percorso che ha trasformato il piccolo centro marsicano in un museo a cielo aperto e affida allo spazio pubblico una storia nata dalle macerie del 6 agosto 1945.
Sadako Sasaki aveva due anni quando la bomba atomica colpì Hiroshima. Sopravvisse all’esplosione, ma anni dopo si ammalò di leucemia e morì a dodici anni. Durante la malattia iniziò a piegare gru di carta, ispirandosi alla leggenda giapponese secondo cui chi ne realizza mille può esprimere un desiderio. Quelle gru sono diventate un simbolo universale di pace e speranza. Nell’interpretazione di Kotè, il volto della bambina prende forma attraverso campiture geometriche e cromatiche che richiamano le pieghe dell’origami. Le pennellate si compongono progressivamente fino a far incontrare il ritratto e la gru, suggerendo un movimento di trasformazione in cui la memoria della tragedia si apre alla possibilità di immaginare un futuro diverso.

La scelta di Aielli non è casuale. Il borgo, grazie alla visione del sindaco Enzo Di Natale e al progetto Borgo Universo, ha fatto dell’arte contemporanea parte integrante del paesaggio e della vita della comunità. Il murale si colloca su una parete che, secondo le parole del primo cittadino, era stata “ferita dal terremoto” e che oggi diventa veicolo di un messaggio di rinascita. Alla cerimonia hanno partecipato Fumie Mochimaru, primo segretario dell’Ambasciata del Giappone in Italia, l’amministratore delegato di Mazda Motor Italia Roberto Pietrantonio, rappresentanti delle istituzioni locali e numerosi studenti del territorio, tra cui quelli dell’IIS Torlonia Croce di Avezzano.
Il legame con Hiroshima
Il progetto trova le sue radici nel legame storico tra Mazda e Hiroshima. L’azienda, fondata nel 1920 come Toyo Cork Kogyo e ancora oggi con sede nella città giapponese, vide i propri stabilimenti – situati a circa cinque chilometri dall’ipocentro – subire danni relativamente limitati rispetto al resto dell’area urbana. Negli ore e nei giorni successivi all’esplosione, gli edifici utilizzabili furono messi a disposizione della comunità per accogliere feriti e sostenere le attività di soccorso. Alcuni spazi ospitarono temporaneamente anche uffici pubblici, tra cui quelli della prefettura.
Le testimonianze conservate dalla National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims restituiscono la dimensione umana di quei momenti. Giovani lavoratrici dello stabilimento, spesso senza preparazione medica, si trovarono a prestare assistenza in condizioni estreme. Mieko Sakamoto, sedicenne addetta al tornio, ricordò l’arrivo di persone gravemente ustionate e il tentativo di offrire loro sollievo. Tomiko Kuwata, anch’essa sedicenne, ricevette in custodia una bambina e una borsa di latte in polvere da una donna ferita, e cercò acqua calda per prepararlo. Toshie Nishikawa, diciassettenne impiegata in contabilità, descrisse i camion che trasportavano i feriti e l’esaurimento progressivo degli spazi e dei materiali sanitari. Questi gesti, compiuti da persone giovanissime, raccontano come la solidarietà potesse manifestarsi attraverso azioni concrete anche nelle circostanze più drammatiche.
La rinascita
Parallelamente, Toyo Kogyo lavorò per riprendere la produzione. Nel dicembre 1945, a pochi mesi dal bombardamento, l’azienda riuscì a far ripartire la fabbricazione dei camion a tre ruote. Quei veicoli tornarono a circolare in una città che aveva bisogno di trasportare materiali, rimuovere macerie e ricostruire. La ripartenza industriale contribuì così alla ripresa della vita quotidiana, in un percorso in cui il lavoro delle persone e la ricostruzione della comunità procedevano insieme.
La strategia
Per Mazda, portare questa storia nello spazio pubblico di Aielli significa condividere una parte della propria identità e riaffermare un principio che attraversa la sua vicenda: il progresso acquista valore quando mette al centro le persone. Dalla Hiroshima della ricostruzione al Mazda-Go del 1931, dalla ricerca sul motore rotativo al design Kodo, fino alle tecnologie delle vetture contemporanee, il filo conduttore rimane la capacità di continuare a creare e di muoversi verso il futuro senza dimenticare da dove si è partiti. Il murale di Kotè non cancella la memoria della tragedia né la riduce a una semplice celebrazione della rinascita. La trasforma, invece, in un’occasione per interrogarsi sul valore della vita, sulla solidarietà e sulle scelte attraverso le quali è possibile contribuire a un futuro di pace.
Come sottolinea l’artista, la domanda che idealmente accompagna l’opera riguarda il rapporto con gli altri: che cosa siamo disposti a fare oggi per qualcuno che non conosciamo? In un borgo che ha fatto dell’arte urbana un linguaggio di incontro tra creatività, territorio e partecipazione, quella domanda resta aperta, visibile a residenti, visitatori e nuove generazioni.