Maxisequestro per Rostan a Melito, conti correnti e immobili. Bloccati 220 milioni di euro: «In affari con la camorra»
Un patrimonio da circa 220 milioni di euro, tra appartamenti, terreni, società e disponibilità finanziarie, è stato sequestrato all’imprenditore Giuseppe Rostan, 76 anni, originario di Melito, attivo nel settore edilizio e immobiliare. Un maxi sequestro che riaccende i riflettori sui presunti rapporti d’affari tra imprenditoria e ambienti della camorra nell’area a nord di Napoli. Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia, ed eseguito dai finanzieri di Napoli e Bologna, con il supporto dello Scico. Si tratta di una misura di prevenzione patrimoniale prevista dal Codice antimafia, che consente alla magistratura di intervenire sui beni riconducibili a soggetti ritenuti socialmente pericolosi sulla base di specifici indizi, quando emerge anche una sproporzione tra patrimonio posseduto e redditi dichiarati. Ed è proprio su questi due aspetti che si concentra l’indagine.
L’indagine
Secondo la Procura, Rostan avrebbe intrattenuto rapporti con persone ritenute vicine alla criminalità organizzata campana, in particolare ad ambienti riconducibili al clan Di Lauro. Elementi che, secondo gli inquirenti, indicherebbero una sua presunta contiguità con ambienti camorristici, rilevante ai fini dell’applicazione della normativa di prevenzione. L’indagine parte da lontano, quando anni fa vengono appurati investimenti dei clan Di Lauro e Mallardo in Emilia Romagna. Tra le operazioni immobiliari finite già anni fa sotto la lente degli investigatori figurò la realizzazione del Parco Primavera di Melito, grande complesso residenziale di via Madonna delle Grazie, al confine con Mugnano e Giugliano, al centro di una lunga vicenda giudiziaria. Secondo la ricostruzione investigativa, ci sarebbero stati rapporti economici con imprenditori ritenuti vicini al clan Di Lauro. A sostenere questa ipotesi anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. La vicenda risale a quasi vent’anni fa. L’inchiesta riguardava una presunta lottizzazione abusiva su un’area di circa 50mila metri quadrati, con oltre cento appartamenti, box auto e locali commerciali. Un intervento che, secondo l’originaria accusa, avrebbe favorito anche interessi della criminalità organizzata. Quel procedimento penale si è però concluso in primo grado, nel 2024, con l’assoluzione di Giuseppe Rostan per non aver commesso il fatto.
Il provvedimento
Una circostanza distinta dal nuovo provvedimento patrimoniale: la misura di prevenzione segue infatti regole e presupposti diversi dal processo penale e può essere applicata anche senza una condanna, purché sussistano le condizioni previste dalla legge. Parallelamente, gli specialisti della Guardia di Finanza di Bologna, insieme allo Scico, hanno esaminato la situazione economica e patrimoniale dell’imprenditore e dei suoi familiari, concentrandosi sul periodo 1999-2016. Dalle verifiche sarebbe emersa una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore delle proprietà direttamente o indirettamente riconducibili a Rostan. Secondo gli investigatori, il patrimonio accumulato non troverebbe adeguata giustificazione nelle entrate ufficialmente documentate. Da qui il sequestro di 394 unità immobiliari, tra appartamenti, negozi, uffici, garage, depositi, terreni anche edificabili e fabbricati in costruzione. I beni si trovano nelle province di Napoli e Roma, tra Melito, il Vomero nel capoluogo campano e Marino, nel Lazio. Sotto sequestro anche partecipazioni e beni riconducibili a tre società operanti nei settori immobiliare e sanitario, oltre a 12 beni mobili registrati e 28 rapporti finanziari, tra conti bancari, investimenti e prodotti assicurativi.
Il personaggio
Rostan è lo zio della consigliera regionale leghista Michela e fratello di Emilio, padre dell’esponente politica, già condannato in appello a sette anni per corruzione nell’ambito di una indagine sul voto di scambio politico-mafioso proprio nel comune di Melito, questi ultimi totalmente estranei ai fatti oggi contestati. Un patrimonio imponente, dunque, quello del 76enne ora sottoposto alle verifiche previste dalla normativa antimafia.