Maxi discarica abusiva a Sabbione. Il giudice convalida il sequestro: "Rischio di nuovi danni alla natura"
"Rischio di ulteriori pericoli per l’ambiente". Lo ravvisa il giudice per le indagini preliminari Matteo Gambarati, che ha convalidato il sequestro preventivo d’urgenza disposto dalla Procura per l’area privata di Sabbione trasformata in discarica abusiva di rifiuti e ampia 1.500 metri quadrati. Il gip ha anche ordinato il sequestro finalizzato alla confisca dei due appezzamenti di proprietà di un 65enne reggiano, in via Morselli e in via del Mulino, dove si accatastavano i materiali provenienti dai cantieri edili, e dei sette mezzi usati dai dieci indagati, in prevalenza di origine albanese, per il trasporto degli scarti.
L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri forestali e dal Nipaaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale), coordinati dal pubblico ministero Stefano Finocchiaro ed è culminata il 15 ottobre nell’apposizione dei sigilli. "L’attività – scrive il gip – non era statica o esaurita, ma in corso, di rilevanti dimensioni e alimentata per mesi da una pluralità di soggetti e da più imprese". Per Gambarati "la crescita degli accumuli, la reiterazione dei conferimenti, la presenza di rifiuti anche pericolosi e gli episodi di combustione illecita rendevano concreto il rischio che la discarica fosse di nuovo alimentata, i rifiuti occultati, i mezzi impiegati in nuovi trasporti o sottratti al sequestro e lo stato dei luoghi si aggravasse".
Dalle ispezioni fatte con Arpae in occasione del sequestro sono emersi anche rifiuti pericolosi: veicoli fuori uso, batterie, motori, frigoriferi, neon e imballaggi contaminati. Le ditte di due indagati non risultavano avere adempiuto alla dichiarazione Mud per indicare i rifiuti prodotti nell’anno precedente. Inoltre non erano iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali per il trasporto rifiuti.
Sono tre le figure a cui addebita di aver "realizzato e gestito" la discarica. A un 56enne di origine albanese vengono ricondotti "almeno 39 episodi" di conferimento rifiuti, trasportandoli a Sabbione dai cantieri di Fiorano, Montefiorino, Castelfranco (Modena), Berceto (Parma) e altri luoghi. Al fratello 46enne si addebitano "almeno 29 episodi" per gli scarti da Santa Vittoria di Gualtieri, Reggio, Modena, Soliera, Baggiovara, Sorbara di Bomporto, Cavezzo, Suzzara (Mantova).
Il proprietario dei terreni <non si limitava a tollerare le condotte: ha usato un escavatore per movimentare e spianare i rifiuti, ha presenziato agli scarichi e intrattenuto rapporti con i fratelli albanesi: con loro i tabulati evidenziano 137 contatti in estate". Gli si contesta la recidiva infraquinquennale. L’area era stata sequestrata anche nel 2013.
Per i dieci indagati sono stati formulati a vario titolo i reati di realizzazione e gestione di discarica anche ai fini della combustione dei rifiuti, abbandono di materiali, trasporto e lo smaltimento con modalità illegali. La maggior parte di loro è difesa dall’avvocato Giacomo Fornaciari. Alla società del 46enne si contesta un illecito amministrativo (decreto legislativo 231/2001) per i presunti vantaggi economici avuti: "Ha usato i mezzi della società per trasferire gli scarti, evitando gli oneri dell’iscrizione all’albo, della tracciabilità e del regolare smaltimento. Così si riducevano i costi e si accresceva la competitività, gestendo i rifiuti in modalità estranee al circuito legale". Si aggiunge "il mancato pagamento dei costi di trasporto autorizzato e del conferimento". Per il gip, "un modello operativo stabile, funzionale all’attività di impresa". Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori di garanzia.