Max, la super-app russa che può trasformare lo smartphone in uno strumento di sorveglianza

Negli ultimi mesi usare Internet in Russia è diventato un percorso sempre più guidato dalle autorità.

WhatsApp e Telegram hanno subito nuove restrizioni, molte VPN sono state bloccate e sui nuovi smartphone venduti nel Paese deve essere preinstallata un’app nazionale destinata a raccogliere una parte crescente delle comunicazioni e dei servizi quotidiani.

Ma questa piattaforma chiamata Max, nata per migliorare la burocrazia, si prende fin troppo cura dei cittadini russi: può acquisire infatti schermate e accedere alle informazioni delle mini-app integrate.

La super-app costruita da Mosca

Max è la super-app sviluppata da VK, il gruppo russo proprietario di VKontakte e strettamente legato allo Stato.

Negli ultimi 18 mesi le autorità ne hanno accelerato la diffusione presentandola come alternativa nazionale a Telegram e WhatsApp.

Dal settembre 2025 Max deve essere preinstallata sugli smartphone e sui tablet venduti in Russia; dipendenti pubblici, insegnanti, studenti e scuole hanno inoltre ricevuto indicazioni o pressioni per trasferire sulla piattaforma una parte delle proprie comunicazioni.

Durante l’estate appena trascorsa Max è diventata l’app di messaggistica più utilizzata nel Paese.

Tanti servizi, troppo controllo

Max segue il modello delle “super-app”, piattaforme che raccolgono molti servizi dentro un solo ambiente.

Oltre alla messaggistica può ospitare mini-app dedicate ad attività bancarie e servizi della pubblica amministrazione.

Una ricerca forense citata dal Guardian ha rilevato che la piattaforma può acquisire schermate e accedere alle informazioni contenute nelle proprie mini-app, comprese comunicazioni e pagamenti, oltre ad agire per conto dell’utente all’interno dello stesso ecosistema.

L’analisi precisa che Max non può entrare direttamente nelle conversazioni di applicazioni esterne come Telegram o WhatsApp installate sul telefono.

La stretta sull’Internet russo

La crescita di Max coincide con una progressiva chiusura dello spazio digitale russo.

Human Rights Watch documenta blocchi e restrizioni contro piattaforme straniere, servizi di messaggistica e centinaia di VPN, mentre le autorità favoriscono servizi nazionali più facilmente soggetti alle leggi russe sull’accesso ai dati e sulla censura.

Mosca ha inoltre previsto che Max e altre piattaforme approvate continuino a funzionare durante alcuni blocchi della rete mobile.

Il risultato è un ecosistema digitale nel quale una quota crescente delle comunicazioni e dei servizi quotidiani passa attraverso infrastrutture controllate o sostenute dallo Stato russo.