Maurizio Turrà: «Studio e lavoro ai più giovani i nostri consigli»

Questa settimana la rubrica di servizio della web tv de Il Mattino realizzata in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, presieduto da Matteo De Lise, si occupa di università. A dialogare con il caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, è Maurizio Turrà, consigliere dell’Ordine dei commercialisti di Napoli (insieme nella foto).

Scegliere il percorso universitario è una decisione importante. Quali sono gli elementi che un giovane dovrebbe considerare?

«Innanzitutto, le proprie attitudini e ciò che piace, ma poi è fondamentale informarsi sulle competenze che saranno richieste dal mercato del lavoro quando si sarà concluso il percorso di studi. Non basta ascoltare solo amici e parenti. Oggi sono disponibili dati sui fabbisogni occupazionali delle imprese e sull’occupabilità dei diversi percorsi di studi: quindi, è importante fare un’analisi attenta prima».

Quali sono le facoltà che danno maggiori opportunità occupazionali?

«Ci sono medicina, ingegneria e informatica che offrono buone opportunità, ma non credo sia utile stilare una classifica. La scelta deve sempre tenere insieme interessi personali, attitudini e prospettive professionali. Anche le lauree umanistiche, o quelle miste come economia, che presenta anche elementi tecnici, forniscono tante competenze utili da spendere nel mercato del lavoro: dal saper scrivere all’interpretare le dinamiche sociali fino alla capacità di elaborare ragionamenti complessi. In ogni caso, il percorso di studi non deve essere l’unica fonte del sapere: è necessario aggiungere competenze trasversali, come quelle digitali, linguistiche e tecniche».

Quindi la laurea non può essere considerata il punto di arrivo della formazione?

«Esattamente. L’università fornisce competenze che dovranno essere continuamente approfondite e integrate. Il digitale, l’intelligenza artificiale e le lingue sono ormai elementi trasversali importanti. Bisogna essere consapevoli che oggi è necessario studiare e aggiornarsi per tutta la vita».

Spesso, però, anche giovani preparati sono costretti ad emigrare per lavorare: come si affronta questo problema?

«La mobilità non è necessariamente una cosa negativa: esperienze come l’Erasmus e gli spostamenti verso realtà più dinamiche possono arricchire la formazione. Allo stesso tempo, però, dobbiamo creare condizioni che consentano ai giovani di restare o tornare. Per questo l’Ordine dei commercialisti promuove incontri di orientamento nelle scuole e nelle università e tirocini di inserimento con le imprese, per facilitare il passaggio dagli studi al lavoro».

In conclusione, quale consigli si sente di dare ai ragazzi che stanno per scegliere la facoltà?

«Acquisite quante più informazioni possibile, non limitatevi ai consigli di amici e parenti. Cercate di capire, soprattutto, quali competenze volete costruire e che tipo di professionista volete diventare».