Mattia, la scelta dei baby genitori: «Vogliamo tenere il nostro bimbo»

Avrebbero deciso di tenere il piccolo Mattia i due giovanissimi genitori protagonisti della rocambolesca vicenda che tra sabato e domenica ha tenuto con il fiato sospeso mezza Italia. Dopo il parto in casa e l’abbandono simulato del neonato, il 19enne di Pastorano, insieme alla sua famiglia, avrebbe deciso di riconoscere il figlio, nato a Pignataro Maggiore nella notte tra venerdì e sabato scorsi. La stessa decisione era stata presa dalla madre minorenne del neonato, confortata dai familiari che dal primo momento hanno mostrato partecipazione e vicinanza ai due ragazzini.

LA DECISIONE

Quella di ieri è stata una giornata fatta di parole sussurrate in ospedale e di telefoni spenti: dopo le paure dei due giovani vissute in solitudine e il clamore mediatico scaturito, era il tempo di ritrovare la calma e di confrontarsi tra gli affetti più cari. E così è stato. «Ringrazio tutti per la vostra vicinanza», si è limitato a dire nelle scorse ore il padre della 16enne, neo nonno di Mattia. Ma dalle due famiglie non trapela di più. Saranno comunque i giudici della Procura di Santa Maria Capua Vetere e del Tribunale dei Minori di Napoli a valutare i passaggi legali ed eventuali affidi, anche consultando i servizi sociali comunali attivati dal comune di Pignataro Maggiore nelle ore immediatamente successive all’allarme. Ma di certo i familiari del 19enne e della 16enne - che davanti agli inquirenti si sono detti ignari della gravidanza – sono pronti a fare tutto per far crescere il piccolo. Sullo sfondo resta anche la posizione del padre di Mattia, denunciato per false generalità fornite ai carabinieri e per simulazione di reato. Il ragazzo aveva infatti chiamato il 118 fingendosi un passante e all’arrivo del personale sanitario aveva detto di aver raccolto il neonato dopo averlo visto a terra a bordo strada, alla periferia di Pignataro Maggiore.

«Ho trovato un neonato in strada». Ma lui è il papà, la madre ha 16 anni

Poi, senza documenti, ai carabinieri aveva detto un nome falso. In realtà era lui il papà del piccolo e poche ore prima aveva aiutato la sua fidanzatina al nono mese di gravidanza a partorire in segreto tra le mura di casa di lei. Insieme avevano tagliato il cordone ombelicale, pulito e vestito la creatura. Ma avevano deciso di non tenerla. Per gli inquirenti però non c’è stato alcun gesto di crudeltà: solo il disperato smarrimento di due ragazzi che non si sentivano pronti ad avere un figlio ma che lo hanno comunque protetto prima di chiedere aiuto. Intanto i medici del reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Cardarelli continuano a monitorare Mattia, che inizialmente era stato posto in un’incubatrice perché arrivato in ospedale in lieve ipotermia dopo il primo soccorso al Santobono. Le sue condizioni restano però buone ed è stato confermato anche il peso che si aggira intorno ai due chili e mezzo. Su di lui verranno fatti ulteriori accertamenti nelle prossime ore, ma tra i medici c’è ottimismo.

LA COMUNITÀ

Intanto a Pignataro Maggiore nelle scorse ore lo choc iniziale ha ceduto subito il passo a una profonda empatia. A margine di questa storia di incertezze e di paure, di ingenuità e di gioventù, è infatti accaduto qualcosa di inaspettato: un fitto passaparola spontaneo che è andato ben oltre i social ha unito centinaia di famiglie pronte a offrire beni di prima necessità, vestiti e culle. «Sono una mamma e capisco il momento. Sono pronta ad aiutare la famiglia», ha scritto una donna di Pignataro Maggiore. «Quando sarà il momento ci sono anche io», le fa eco una residente. Ma i messaggi giunti direttamente alla famiglia dei due ragazzi sono tantissimi, anche da associazioni e da realtà vicine. Non sono solo parole. Supporto psicologico, aiuti materiali, semplice vicinanza fisica: il tam tam solidale si fa spazio nei piccoli borghi come qui nel Casertano, dove ancora si ha la possibilità di sentire il calore di una comunità che si stringe e si unisce nei momenti di maggiore difficoltà. Non ha mancato di far sentire la propria voce il parroco del paese, don Giulio Ferrara, che si è detto pronto a porgere una mano in qualsiasi momento: «Con la Caritas parrocchiale siamo sempre stati vicini a chi ci ha chiesto aiuto economico, materiale o di altro tipo. Qualora arrivasse una richiesta dalla famiglia siamo pronti ad attivare una rete di solidarietà. La parrocchia è sempre a disposizione». E quella rete potrebbe presto ampliarsi anche nella vicina Pastorano, paese di origine del 19enne, a sancire definitivamente il lieto fine di una storia che poteva (e sembrava) avere un epilogo ben più drammatico.