Mattarella: no alle tentazioni neo-coloniali delle superpotenze. «Dall'Ue successi indiscutibili»

Da un lato le volontà di potenza che riaffiorano, il ritorno a tentazioni nel-coloniali. E quella “preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza, con la minaccia, quando non l'uso, della forza”. Dall’altro, i “successi indiscutibili” dell’Europa, talvolta “invidiati e osteggiati”. C’è preoccupazione, nel messaggio che Sergio Mattarella invia ai partecipanti del Forum Ambrosetti di Cernobbio aperto questa mattina.

Perché dei molti scenari di crisi aperti sullo scenario internazionale ancora non si vede soluzione. L’Ucraina, l’Iran, Hormuz, Gaza. Fronti che oltre a rappresentare una ferita per il diritto internazionale minacciano di affossare le economie mondiali, di creare precedenti difficili da superare nelle normali relazioni tra i Paesi. “L'attuale contesto internazionale non ammette indugi”, avverte il capo dello Stato. “Occorre un chiaro percorso di azione affinche' tornino a prevalere modalita' di convivenza pacifica in seno alla Comunita' degli Stati in un quadro giuridico e istituzionale condiviso e rispettato”.

Altrimenti, ammonisce Mattarella, “sono messe a dura prova le stesse prospettive di un'economia mondiale prospera e in crescita costante e duratura”.

Le guerre non portano sviluppo, è l’amara constatazione. “Basterebbe un’analisi di questi per concludere che politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità, e che non portano alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti”. Eppure molte potenze economiche, anche democratiche, sembrano aver smarrito la via maestra, quella della cooperazione, in favore di una “pretesa predatoria delle risorse esistenti, materiali e immateriali”. Torna a prevalere la logica della sopraffazione. In economia e in politica estera, nel riaffermare le proprie sfere di influenza. Ma in questo modo si rischia un salto indietro di secoli. “Il concetto di sicurezza di alcuni avverrebbe così a spese di quella di altri, con una visione coercitiva dell’interdipendenza - avvisa Mattarella - che riporta a epoche coloniali, facendo retrocedere la storia della civiltà umana”. 

Non fa nomi, il presidente; ma non è difficile leggere nelle sue parole un riferimento alla Russia di Putin da un lato e all’America di Trump dall’altro, e in particolare a quel blitz con cui il tycoon ha arrestato e rimosso il venezuelano Maduro per insediare un governo amico, vassallo. 

“Crescenti pressioni sull’ordine multilaterale - realizzato nel secolo scorso sulla spinta degli orrori della Seconda guerra mondiale - a vantaggio di logiche di corto respiro, archiviano i grandi benefici che questo ha recato in termini di pacificazione, indipendenza, emancipazione economica e sociale di vaste porzioni del mondo”. 

Dall’altro lato c’è l’Europa, ultimo (forse) baluardo di difesa dello stato di diritto. Certo, il vecchio continente non è immune da errori. Ha bisogno di “necessari e urgenti cambiamenti” delle sue regole,  “nella tempestività delle decisioni, nelle priorità”, torna a ribadire Mattarella. Ricorrendo a una metafora calcistica, l’Europa per il presidente deve “saper giocare assumendo iniziative piuttosto che attestarsi su moduli di mera difesa”. Ma non si può buttare il bambino con l’acqua sporca. “L’Unione Europea costituisce tuttora la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro”. L’Ue è una storia di successo, che ha garantito pace, stabilità e crescita economica per quasi otto decenni. È anche per questo forse punta a indebolirla, a distruggerla. “I suoi successi sono indiscutibili – e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati – al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale”.

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