Mascherine Covid, assolti manager e aziende

Pubblicato il: 01/10/2026 – 20:08

FIRENZE Assoluzione piena perché «il fatto non sussiste» per i manager di due aziende finite sotto processo per la fornitura di mascherine durante la pandemia da Covid-19. Il Tribunale di Firenze ha assolto Gabriele Papini, della Paimex srl, e Samuele Vignoli, della Vignolplast srl, dalle accuse di frode in pubbliche forniture ai danni di Estar e di truffa, anche tentata, nei confronti della Presidenza del Consiglio e della Protezione Civile. Assolte anche le due società dalle contestazioni relative agli illeciti amministrativi. La decisione del Tribunale ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dalla stessa pm Ornella Galeotti.

Il contratto da 41,8 milioni

Al centro del procedimento c’era un contratto sottoscritto dalle due aziende con la Presidenza del Consiglio dei ministri-Commissario straordinario per l’emergenza Covid per la produzione di 93 milioni di mascherine chirurgiche, al prezzo unitario di 45 centesimi, per un valore complessivo di 41,85 milioni di euro. Secondo l’originaria impostazione accusatoria, nel giugno del 2020 le due società avrebbero consegnato complessivamente 1,9 milioni di mascherine chirurgiche con un’efficienza filtrante ritenuta non conforme ai requisiti previsti. Agli imputati veniva inoltre contestato di essersi avvalsi, senza comunicarlo al contraente pubblico, di una filiera di ditte subappaltatrici, anche a conduzione cinese, che si sarebbero occupate di alcune fasi della lavorazione. Secondo l’accusa originaria, proprio le caratteristiche della produzione e della filiera avrebbero determinato un guadagno per le aziende e un corrispondente danno per la Regione Toscana e la Presidenza del Consiglio. Un’impostazione che non ha retto al processo, conclusosi con l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

I difensori: «Fatta chiarezza»

Per gli avvocati Sandro Traversi e Nicola Badiani, difensori di Papini, la sentenza avrebbe messo in evidenza «la situazione di emergenza assoluta vissuta nei primi mesi della pandemia» e, secondo i legali, l’incongruità delle contestazioni fondate su quelle che hanno definito «inadeguatezze formali». I difensori di Vignoli, gli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, hanno sottolineato che «dopo un lungo percorso processuale si è fatta chiarezza sull’assoluta estraneità di Samuele Vignoli rispetto alle contestazioni di truffa e frode in pubbliche forniture». Secondo i legali, la produzione delle mascherine rappresenta «un capitolo della storia italiana» nel quale, durante l’emergenza sanitaria, diversi imprenditori furono chiamati a contribuire alla produzione dei dispositivi di protezione. ([email protected])

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