Marzabotto anticipa Bologna: “Diamo la cittadinanza a Francesca Albanese”

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Consegna il 23 settembre nel paese simbolo dell’eccidio nazifascista. Il capoluogo a distanza di un anno non ha ancora calendarizzato l’evento

La sindaca di Marzabotto (città medaglia d’oro al Valor Militare) e Francesca Albanese, relatrice Onu sulla situazione nei territori palestinesi occupati

La sindaca di Marzabotto (città medaglia d’oro al Valor Militare) e Francesca Albanese, relatrice Onu sulla situazione nei territori palestinesi occupati

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Marzabotto (Bologna), 12 settembre 2026 – Alla fine Francesca Albanese riceverà la cittadinanza onoraria. La relatrice delle Nazioni Unite in Palestina, però, per ora dovrà accontentarsi di quella di Marzabotto: per la consegna della stessa onorificenza a Bologna, che tanto ha fatto discutere negli ultimi mesi, c’è da aspettare. La cerimonia al momento non sarà a Palazzo d’Accursio, sede del Comune bolognese, che a distanza di ormai un anno non l’ha ancora messa in programma, ma a pochi chilometri sulle colline dell’Appennino.

La consegna sarà il 23 settembre 

Marzabotto ha fatto prima, dribblando il turbinio di polemiche: nel luogo-simbolo del più grande eccidio nazifascista della Seconda guerra mondiale, la Giunta guidata da Valentina Cuppi ha approvato – sempre un anno fa – lo stesso provvedimento. L’evento sarà il 23 settembre al Teatro Comunale ed è prevista la presentazione del libro ‘La luce del risveglio’ di Albanese.

Cuppi: “Non mi interessano le polemiche”

Nonostante la bufera che ha investito Bologna, Cuppi (peraltro ex presidente del Pd) non vuole sentire ragioni: “Non mi interessano le polemiche, ritengo assolutamente valide le motivazioni per il conferimento e le confermo”. Nell’atto approvato, scorrendo tra le argomentazioni, si legge che Albanese si è “distinta per la chiarezza e il rigore delle analisi, documentando le violazioni del diritto internazionale dello Stato di Israele nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania”. Poi si citano le pubblicazioni più rilevanti della relatrice e si condannano le sanzioni degli Usa. Eppure, più che il lavoro in Palestina o le denunce delle violazioni umanitarie, a finire nel mirino spesso sono state le dichiarazioni di Albanese.

Il caso di Bologna

A Bologna la cittadinanza onoraria era stata approvata il 6 ottobre, poi era esploso il caso. A novembre gli scontri a Torino e l’assalto degli antagonisti alla redazione de La Stampa avevano anticipato le dichiarazioni di Albanese, che aveva parlato di “un monito per la stampa” rispetto alle violenze. Apriti cielo. A Bologna non solo l’opposizione, ma anche qualche consigliere di maggioranza confessò il rimpianto di aver votato l’atto, a partire da alcuni esponenti vicini al sindaco Matteo Lepore. Si parlò pure di “iter stoppato”, ma arrivò la smentita. Alla fine l’ordine del giorno proposto dal centrodestra per revocare la cittadinanza fu bocciato e, ad oggi, pur senza una cerimonia in calendario, il riconoscimento resta valido. Sul caso di Marzabotto non interviene invece Andrea De Maria, ex sindaco e deputato del Pd, che aveva già condannato la decisione del Comune di Bologna e chiesto la revoca dell’onorificenza. 

A Reggio Emilia

Poi c’era stato il caso di Reggio Emilia, quando un anno fa al Teatro Galli il sindaco Marco Massari fu sommerso dai fischi per aver chiesto “anche la liberazione degli ostaggi israeliani” davanti ad Albanese, che disse: “Non giudico il sindaco e lo perdono, ma non ripeta più una cosa così”. Arrivarono gli attacchi del centrodestra e la solidarietà (a scoppio ritardato) del Pd, fino alle scuse di Albanese stessa. Ma si potrebbe citare anche il caso di Firenze, dove la cittadinanza alla relatrice Onu alla fine è stata cancellata davvero. Insomma: “Divisiva”, come si definisce lei, aggiungendo che “continuerà sempre a esserlo”.

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