Martina, sopravvissuta alle Torri Gemelle: “L’11 settembre me lo porto sempre dentro. Ho provato angoscia per anni”
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Lei è reggiana, aveva 28 anni e si trovava nella Torre Nord del World Trade Center: “Solo dopo il secondo aereo capii cosa stava succedendo. Riuscii a scappare e camminai per ore fino al ponte del Bronx. E mi colpì una cosa: tutti si aiutavano. A Ground Zero sono tornata, l’anno successivo e per il 10° anniversario”

L'impatto del secondo aereo sulle Torri Gemelle. A destra, Martina Gasperotti davanti al cantiere dove venivano costruiti i nuovi grattacieli a Ground Zero

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Reggio Emilia, 11 settembre 2026 – "Dopo un po’ che ero uscita dalla prima torre, mi accorsi che tutti guardavano verso l’alto. Nel cielo vidi come fogli brillanti che volavano, non pensai che potessero essere persone".
Martina Gasperotti, igienista dentale reggiana, l’11 settembre 2001 aveva 28 anni e si trovava nella Torre Nord del World Trade Center.
Che cosa ricorda dei primi istanti?
”A New York si sentono rumori ai quali non siamo abituati. Da condotte escono sbuffi di vapore, sopra le stazioni della metro il terreno vibra... Quando sentii quel boato ero alla reception della prima torre, e pensai che fosse scoppiato un tubo. Ero al telefono con mia madre e raccontai in diretta ciò che stava accadendo. Mi disse: "Stai lontana dal fumo, perché non c’è ossigeno". Poi uscii e cadde la linea…"
E arrivò il secondo aereo…

Il fumo dalle Torri Gemelle colpite a New York l'11 settembre 2001
"Solo a quel punto presi coscienza di ciò che stava realmente accadendo. Lo sentii e vidi arrivare, ed entrare nella torre. Pensai: "E adesso?". Ero tra tantissime persone: dicevano che non c’era pericolo, "le Torri non possono crollare"... sembrava impossibile. Poi la prima torre cominciò a venire giù, e ce la demmo a gambe. Mi diressi verso Houston Street, dove era stata organizzata la cintura di soccorso con ambulanze e altri mezzi che, purtroppo, in quel momento potevano fare ben poco. Ci diedero acqua e tutto ciò che poteva servire. Poi risalii verso nord. Camminai per ore insieme a migliaia di altre persone attraversando tutta Manhattan a piedi fino al ponte del Bronx. Eravamo in tantissimi e cercavamo soltanto di allontanarci.. Il traffico era bloccato, tutti i mezzi di soccorso andavano verso le Torri... Riuscii a raggiungere un posto dove fermarmi soltanto intorno alle 23. Il 16 settembre riaprirono lo spazio aereo e tornai in Italia anche se in quel momento New York era probabilmente la città più sicura del mondo.”
Ha mai voluto sapere cosa fossero quelle figure?
"Non posso sapere con certezza che cosa vidi e preferisco non saperlo”.
Che cosa la colpì di più?

Le Torri Gemelle dopo il crollo
"Il fatto che tutti si aiutassero. Non c’era una sola persona che si facesse gli affari propri. Chi aveva dell’acqua la offriva, chi aveva delle monetine ce le dava per telefonare dato che le linee cellulari erano bloccate... Quando arrivai nel Bronx fuori dai bar c’era gente che distribuiva da bere, teli bagnati per pulirsi il viso... Quello spirito di aiuto reciproco e di solidarietà mi è rimasto dentro. Noi consideriamo spesso gli americani dei bambini cresciuti...ma sono popolo meraviglioso, unito, e rendo loro onore. Hanno uno spirito di corpo straordinario: se lo avessimo anche noi italiani, saremmo tra le grandi potenze del mondo”.
È tornata a Ground Zero?
"L’anno successivo: non fu un viaggio facile: c’erano ancora i camion che portavano via macerie... Poi volli tornarci per il 10° anniversario, con mia figlia Beatrice che aveva 5 anni. Amo gli Stati Uniti e desideravo condividere con lei quel momento”.
Perché sentiva il bisogno di ritornare?
"Dopo l’attentato non lavoravo, trascorrevo le notti guardando la tv, dormivo poco e camminavo molto. Volevo rivivere e rivedere quei luoghi anche dentro di me. Pensavo: "Lo rivivo e così lo supero". Per riuscirci c’è voluto molto tempo. L’11 settembre me lo porto sempre dentro. Non ho mai provato il senso di colpa del sopravvissuto, ma angoscia sì. In eventi così catastrofici è la sorte, il fato che decide se è arrivata la tua ora. Un’esperienza simile si elabora vivendo giorno per giorno, cercando la felicità, avendo scopi, progetti per i quali vivere e ricostruirsi una vita... Ho compiuto diversi cambiamenti, ma quelli più importanti sono stati psicologici. Al rientro ero traumatizzata, avevo incubi e terrori Non ho mai avuto paura di prendere l’aereo. Mi terrorizzavano invece i rumori e le vibrazioni prodotti dai mezzi pesanti. Al rientro, passeggiavo tanto nella natura in un parco vicino a casa: la camminata passa sotto un cavalcavia... Quel "bu-bu-bum" e la vibrazione mi riportavano immediatamente a New York”.
Che cosa rappresenta oggi l’11 settembre?
"Per molti giovani è quasi un film e qualcuno si domanda perfino se ci venga raccontata la verità. Chi invece ha vissuto quella giornata ricorda perfettamente dove si trovava, con chi era, che cosa stava facendo e che cosa disse. È un’esperienza che accomuna tutto il mondo che c’era allora. Oggi io mi sento più in pericolo. L’11 settembre ci colse completamente alla sprovvista: nessuno aveva mai immaginato un attentato di quelle proporzioni. Negli anni mi sono documentata, ho letto e studiato... oggi il mondo è ancora più pericoloso. Da ciò che abbiamo vissuto dovrebbe nascere almeno una consapevolezze ma non so se abbiamo imparato.
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