«Marocchini di m***a, vi taglio la testa»: famiglia perseguitata dal vicino per 8 anni, il giudice lo costringe a trasferirsi

Vasi rotti contro la porta, auto spaccate e minacce di morte: per otto anni un'intera famiglia residente a Torino, nei pressi di corso Taranto, ha subito violente aggressioni da parte del vicino di casa. «Ce l’hanno con noi perché siamo marocchini», riferisce il figlio della coppia. Ma non è l'unico motivo. La famiglia, composta da una madre e un padre invalidi al 75% e dal loro figlio, racconta di aver vissuto vere e proprie «persecuzioni condominiali».

Tutto ha inizio quando l'uomo, un italiano di 53 anni, si trasferisce con la famiglia nella palazzina in cui le vittime vivono da 26 anni. Da quel momento è un continuo di minacce e dispetti: «Appena si sono trasferiti quell’uomo ha incendiato la tenda del nostro balcone. Poi ha rotto tre denti a mio padre. Ha minacciato di bruciare mia madre. Da subito gridava, e tuttora grida: “Marocchini di merda, fate schifo, scendete che vi ammazzo"», racconta il figlio. 

«Mamma vive nel terrore»

Proprio lui, lo scorso 8 settembre, ha riferito di essere stato minacciato con «una bottiglia spezzata e un'asta di ferro lunga un metro». La situazione è diventata con il tempo ingestibile: «Mamma vive nel terrore. È costretta a prendere lo Xanax. Ha attacchi di panico. Non esce più da sola». Il movente delle continue vessazioni non è solo il razzismo: da qualche anno, infatti, il figlio della coppia è referente di scala.

La nomina è avvenuta dopo la dimissione dei precedenti referenti, che avevano lasciato il ruolo «per paura di manifestazioni violente e verbali». A confermarlo anche le parole della madre: «Quell’uomo non accetta che mio figlio sia rappresentante di scala. Dice: “Io non voglio essere comandato da un marocchino”. Ci minaccia ogni giorno».

La persecuzione di gruppo

Uno degli episodi più gravi risale allo scorso 25 febbraio: «Sentiamo suonare al citofono. Ci affacciamo. Per strada ci sono 15 persone. Uno alza la testa e grida: "Marocchini di merda, siamo in Italia. Comandiamo noi. Scendi che ti tagliamo la testa. Questa è la tua ultima serata, devi lasciare in pace mio zio"», racconta il figlio della coppia. Nonostante la chiamata al 112, il gruppo non demorde e resta nel complesso condominiale, provocando danni alla macchina della famiglia. E anche dopo l'intervento delle autorità le minacce proseguono: «Vi bruciamo vivi».

Le misure cautelari

Le persecuzioni si sono «protratte per un tempo considerevole e si sono aggravate nel tempo». Così il gip, su richiesta della procura guidata da Giovanni Bombardieri, ha emesso nei confronti dell’indagato la misura del divieto di avvicinamento con obbligo di braccialetto elettronico. L'uomo è stato costretto a trasferirsi e se dovesse riavvicinarsi alla famiglia verrà arrestato.


Ultimo aggiornamento: martedì 13 ottobre 2026, 14:29

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