Marmolada ai minimi storici, in un solo anno persi 9 ettari di ghiaccio: «Scomparirà nel giro di un decennio»

PADOVA/BELLUNO - Non c'è limite al peggio per la Marmolada, dove l'estate più calda dal 1991 ha fatto arretrare il ghiacciaio di 23 metri e portato gli esperti alle peggiori previsioni: «Di questo passo il ghiacciaio ha una decina d'anni di vita». Il cambiamento climatico suona sempre più come una sentenza ad alta quota, e dopo un agosto dove la temperatura media in Marmolada non è mai scesa sotto lo 0 termico, il tema è anche la sicurezza. I rilievi più recenti fanno tornare in mente la tragedia del 2022, quando il distacco di un enorme seracco di ghiaccio e roccia causò la morte di 11 escursionisti. Oggi, i crepacci che restano da allora sono colmi di acqua di fusione. Basta osservarli per sentire l'allarme: la tragedia del 2022 potrebbe non essere l'ultima.

I dati raccolti dall'Università di Padova

L'ottava edizione della Campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada promossa dal Museo di Geografia dell'Università di Padova, in collaborazione con l'Arpav e la Fondazione Glaciologica Italiana, ha raccolto i dati aggiornati sul monitoraggio di quel che resta del ghiacciaio principale delle Dolomiti. Un insieme di dati che non lasciano spazio ai dubbi: dall'anno scorso si sono persi 9 ettari di ghiaccio, scendendo dai 92 del 2025 agli 83 ettari di agosto 2026. Sono ormai un lontano ricordo i 100 ettari del 2023, che già erano una rilevazione allarmante; mentre misurando l'arretramento in metri quello messo peggio è il fronte occidentale che è arrivato a perdere 120 metri in soli due anni. In media «le misure frontali registrano un ritiro triplicato rispetto allo scorso anno», sottolinea il responsabile delle misurazioni per la Fondazione glaciologica italiana Giovanni Benetton, indicando i 23 metri persi in una sola estate, quando l'anno scorso si parlava di 8 metri. «Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d'anni di vita». Non ha dubbi Mauro Varotto, del Dipartimento padovano di Scienze Storiche e Geografiche. Un "Se", quello di Varotto, che sembra privo di alternative: «I dati raccolti quest'anno aggravano la tendenza già evidente negli ultimi decenni, segnando un nuovo record negativo di riduzione di superficie continua lo studioso . Si tratta di una perdita che avevamo registrato solo nel 2022, con il tragico crollo del ghiacciaio».

Il caldo, temperature record

Sul banco degli imputati c'è un'annata record dal punto di vista delle temperature estive, quelle registrate dalla stazione Arpav a Punta Rocca a 3. 250 metri: «L'estate 2026 si è rivelata la più calda sulle Dolomiti afferma Gianni Marigo di Arpav . Ad agosto lo scarto dalle medie ha superato i 3 gradi, in Marmolada solo in 3 giorni si è osservata una minima negativa (-0. 6 gradi) e non si è registrata alcuna giornata con temperatura media negativa. Sono così continuati gli intensi processi di ablazione del ghiacciaio, e non si sono verificate nevicate nemmeno alle quote più elevate; allo stesso modo è proseguito il degrado del permafrost, e sulla stazione del Piz Boè non c'è terreno gelato a nessuna profondità».

Il monitoraggio

Alle attività di monitoraggio hanno partecipato una trentina di persone di ogni età tra escursionisti esperti, insegnanti e semplici appassionati. Un coinvolgimento che è diventato anche atto di prevenzione contro possibili tragedie, come quella del 2022: «La campagna partecipata spiega Aldino Bondesan del Comitato Glaciologico Italiano dimostra che osservare insieme ai cittadini è il modo migliore per tenere viva l'attenzione». Le prospettive per il futuro della Marmolada non sono per nulla confortanti. Sempre se si è ancora in tempo per parlare al futuro. Sempre che non sia ormai troppo tardi.