Mariani (Leonardo): «Dalla difesa e sicurezza un volano per l’industria. Più alleanze e acquisti Ue»
Più accordi industriali per superare la frammentazione europea. A cominciare dalla difesa. L'amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, non ha dubbi: «La maggiore cooperazione permette di ottenere economie di scala, mettere insieme competenze e costruire sistemi più efficaci e competitivi». Parlando con Il Messaggero a margine del Forum Teha Ambrosetti dove ha presentato uno studio sulla difesa, il manager spiega: «È un percorso che richiede tempo, perché coinvolge esigenze operative, governi e industrie, ma è la direzione nella quale dobbiamo andare».
Anche per questo il governo ha deciso di aumentare progressivamente la spesa per la Difesa. Nel 2026, l'Ue investirà 454 miliardi di euro. È la strategia giusta?
«L'incremento programmato a livello Ue guarda a una crescita graduale e ad un buon bilanciamento tra sistemi specificamente orientati alla difesa, di puro armamento, con quelli più orientati alla sicurezza, come cyber e droni. Il nuovo ciclo di spesa può diventare anche un volano industriale se si riuscirà a concentrare ancora di più gli acquisti su sistemi europei».
Quasi la metà delle importazioni europee di grandi sistemi d'arma arriva dagli Stati Uniti. Come si arriva all'autonomia strategica?
«Autonomia non significa fare tutto da soli, ma avere capacità sufficienti per poter scegliere, essere competitivi e garantire la propria sicurezza».
Che ruolo può giocare Leonardo in questo processo?
«Negli ultimi anni abbiamo costituito joint venture e partnership con Rheinmetall e BAE Systems, mentre nello spazio abbiamo avviato il progetto con Airbus e Thales».
L'obiettivo è diventare l'aggregatore dell'industria europea della difesa?
«Di certo siamo centrali nello sviluppo di tutti i progetti europei. Siamo impegnati in numerose iniziative internazionali proprio con la volontà di mettere insieme competenze industriali e tecnologiche. Pensiamo che la collaborazione sia fondamentale per costruire capacità competitive e contribuire all'autonomia tecnologica europea, oltre che a ridurre la frammentazione».
La frammentazione è una minaccia per il nuovo ciclo di investimenti?
«I pericoli sono comuni e conosciuti, quindi sarebbe necessario avere requisiti unici. Ci vorrà ancora un po' di tempo perché l'aumento della spesa si traduca pienamente in programmi e capacità condivise. Ma il contesto internazionale ha cambiato l'approccio alla difesa e alla sicurezza. E i sistemi tradizionali devono coesistere con nuovi sistemi, quindi droni in primis ma non solo, e si devono arricchire delle nuove tecnologie. Si parla di intelligenza artificiale ma anche di tutte le tecnologie basate sullo spazio, per garantire il cosiddetto "multidominio" che vediamo in tutti i conflitti. Per questo serve una capacità di investimento che solo l'insieme della forza europea può dare».
Intanto con Rheinmetall avete creato LRMV per i mezzi corazzati; con BAE Systems e il giapponese JAIEC avete costituito Edgewing per il programma GCAP; e con Baykar esiste una partnership sui droni. È un modello industriale destinato a crescere?
«La formula dipende dai settori e dalle tecnologie. In alcuni casi è più efficace una joint venture, in altri un programma comune o una partnership. L'importante è costruire capacità che abbiano una dimensione adeguata e che consentano di evitare duplicazioni».
Dove vede oggi il maggiore spazio per il consolidamento europeo?
«Tutti quelli con le tecnologie ad alta intensità di innovazione, dove la dimensione degli investimenti rende difficile per un singolo Paese sviluppare autonomamente le capacità».
La guerra in Ucraina ha però cambiato anche il modo di concepire i sistemi d'arma. Accanto a carri armati, aerei e navi sono arrivati i droni, i sistemi autonomi e le tecnologie che possono essere prodotte in grandi quantità. Quella che in gergo si chiama "affordable mass".
«È vero, il conflitto ci sta dimostrando quanto sia importante poter disporre rapidamente di grandi quantità di sistemi, soprattutto quando parliamo di tecnologie come i droni, che hanno cicli di innovazione molto rapidi. Ma non significa che i sistemi tradizionali siano destinati a scomparire. Carri armati, aerei e navi continueranno ad avere una funzione».
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