María Corina Machado ha tentato di tornare in Venezuela sette volte, senza riuscirci
La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, che è in esilio da dicembre del 2025, ha tentato per tre volte nelle ultime 24 ore di tornare nel suo paese, senza però riuscirci. Una troupe del quotidiano spagnolo ABC ha raggiunto Panama per accompagnare Machado in un viaggio che avrebbe dovuto concludersi in Venezuela, prima via mare e, quando questa possibilità è venuta meno, in aereo attraverso le isole caraibiche olandesi. In meno di 24 ore, il viaggio in barca da Panama e i tentativi di volare ad Aruba e Curaçao sono stati annullati uno dopo l’altro.
Machado è stata la principale oppositrice del regime di Nicolás Maduro, l’ex presidente deposto a gennaio dagli Stati Uniti con un’operazione militare. Quando era in Venezuela viveva nascosta e faceva attività politica in clandestinità. Era fuggita nel dicembre del 2025 e da allora ha abitato perlopiù a Washington. Da mesi Machado dice pubblicamente di voler tornare in Venezuela. La linea degli Stati Uniti, fin dall’operazione militare con cui aveva catturato Maduro, è chiedere a Machado di pazientare.
Dopo quanto è successo nelle ultime ore ABC ha ricostruito altri precedenti tentativi di rientro di Machado: si sono svolti tra giugno e settembre e tutti sono falliti. Alcuni tentativi erano noti: il 26 giugno Machado aveva preso un aereo privato per Curaçao, un paese insulare nel mar dei Caraibi vicino al Venezuela che fa parte del Regno dei Paesi Bassi, con l’intenzione di fare a ritroso il viaggio con cui nel dicembre del 2025 era uscita dal Venezuela (era andata in barca fino a Curaçao e poi aveva proseguito in aereo).
Un aereo privato con Machado a bordo era decollato da Washington, ma nel giro di un’ora aveva ricevuto l’ordine di tornare indietro. Machado e i suoi collaboratori erano convinti di avere l’autorizzazione del governo statunitense e anche i funzionari di Curaçao pensavano fosse un piano concordato con gli Stati Uniti. Quando hanno saputo che non era così, il piano è saltato. Due giorni dopo Machado ci aveva provato una seconda volta, cercando di imbarcarsi su un volo in partenza da Panama e diretto a Caracas. La compagnia aerea però glielo aveva impedito, temendo ritorsioni dal governo venezuelano.
Altri due tentativi di rientro non erano finora noti. I dettagli di questi due percorsi rimangono tuttora in parte riservati, ma entrambi non erano andati a buon fine.
E poi sono arrivati i tre tentativi delle ultime ore. Uno prevedeva un viaggio via mare da Panama con l’obiettivo di riportare Machado in Venezuela riducendo al minimo la dipendenza dalle autorizzazioni di paesi terzi. Una piccola imbarcazione da diporto avrebbe dovuto attraversare il Canale di Panama il 21 settembre e raggiungere i Caraibi. L’operazione era a buon punto e la partenza era prevista per la sera di lunedì 21 settembre. Poche ore prima, il viaggio è stato però annullato: la compagnia che aveva fornito l’imbarcazione ha segnalato un grave guasto a uno dei motori e annunciato un rimborso. ABC precisa che non ci sono prove che suggeriscano che il guasto non fosse reale.
Machado ha deciso di agire subito e la sua squadra ha iniziato a cercare un aereo che potesse raggiungere il Venezuela passando per una delle isole olandesi al largo della costa, Aruba, e completare poi l’ultima tratta del viaggio da lì. È stato dunque trovato un primo aereo che sarebbe dovuto partire martedì mattina presto per Aruba. Il passaporto di Machado era però scaduto: le scorse settimane alcuni paesi le avevano negato il permesso di scalo proprio a causa della mancanza di un documento valido. Machado aveva dunque chiesto a Panama di trovare una soluzione che le consentisse di viaggiare e Panama le ha rilasciato un passaporto diplomatico speciale solitamente concesso a cittadini stranieri con carriere di rilievo.
Il passaporto non implicava che le fosse stata data la cittadinanza panamense, né che le fosse stato assegnato qualche tipo di incarico diplomatico. Il documento diceva che Machado era nata in Venezuela e le forniva la documentazione diplomatica necessaria per viaggiare. Questa notizia è importante, precisa ABC, perché mentre la sua partenza era ancora in fase di organizzazione, avevano cominciato a circolare copie di una lista passeggeri in cui risultava che Machado avesse ottenuto la cittadinanza panamense.
Il primo aereo sarebbe comunque dovuto partire per Aruba nelle prime ore di martedì mattina, ma è emerso un problema amministrativo riguardo alla natura del volo. Inizialmente era stato classificato come volo privato, poi erano state sollevate delle obiezioni su tale classificazione il che ha comportato l’approvazione di ulteriori procedure e ritardi. La prima partenza è stata alla fine annullata, ma il team di Machado ha trovato un altro aereo per il pomeriggio stesso.
A quel punto, scrive ABC, era chiaro che l’operazione non fosse più nota solo alle persone coinvolte. I movimenti all’aeroporto, le procedure e i piani di volo avevano innescato consultazioni tra diverse autorità. Il team di Machado sosteneva che lei avesse documenti validi, non fosse soggetta ad alcuna restrizione di uscita da Panama e intendesse viaggiare legalmente verso una delle isole caraibiche olandesi. La decisione di consentirle l’atterraggio, pertanto, spettava alle autorità olandesi. Alla fine da Aruba è arrivata la decisione di non far atterrare l’aereo. L’ultimo tentativo organizzato per atterrare a Curaçao è a sua volta fallito, e l’atterraggio non è stato autorizzato.
Negli ultimi mesi diversi funzionari statunitensi hanno pubblicamente affermato che Machado è libera di tornare in Venezuela quando vuole. Lo stesso presidente statunitense Donald Trump, l’8 luglio, ha negato di averle impedito di farlo: «Non le ho detto di non tornare. Penso che sia una brava persona», aveva dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One dopo aver partecipato al vertice NATO in Turchia.
Gli eventi di questa settimana, conclude ABC, non permettono di attribuire tutti gli ostacoli al rientro di Machado a una singola decisione o a un singolo governo. A Panama, si è verificato un guasto segnalato da una società privata. Ad Aruba e Curaçao, sono state le autorità olandesi a non autorizzare le operazioni. A giugno, ci sono state decisioni dal Venezuela e comunicazioni dagli Stati Uniti. Resta il fatto che in circa tre mesi, Machado ha tentato di tornare in Venezuela sette volte: con un aereo privato, un volo di linea, via terra, varie combinazioni di aereo e mare e infine con un viaggio di circa due giorni da Panama. Nessuna di queste si è conclusa.