Manovra, taglio dell'Irpef in due tempi: si parte dal 33% fino a 55 mila euro
ROMA Il taglio dell’Irpef, con l’aliquota del 33% estesa dai 50 mila ai 60 mila euro di reddito, resta sull’agenda del governo. Ma per diluire l’impatto finanziario (che vale circa 3,5 miliardi di euro) si fa largo l’ipotesi di un intervento in due fasi, come confermato anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il Tesoro sta infatti valutando la possibilità di operare gradualmente: così nel 2027 l’aliquota del 33% verrebbe estesa fino ai redditi fino a 55mila euro e poi, dall’anno successivo, a quelli fino a 60mila. La misura riguarderebbe circa 3 milioni di contribuenti ma la fattibilità dell’intervento dipende dall’esito del dialogo con Bruxelles sulla flessibilità.
L’equilibrio dei conti guida l’azione della premier, Giorgia Meloni, e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alle prese con una manovra che deve contemplare aiuti per imprese e famiglie contro il caro energia, interventi sulla sanità, con l’ipotesi di un cashback, mentre si ragiona sulla possibilità di una flat tax del 5% per favorire l’incremento degli stipendi degli under 35. A proposito di conti pubblici, l’Istat, confermando le indicazioni fornite le scorse settimane, ha fissato il deficit 2025 dell’Italia al 3,1%, mentre il rapporto debito-Pil vale il 136,7%.
IL NODO COPERTURE
Quanto alle coperture della manovra, ieri si è fatta sentire l’Abi: «I motti di diritto latino sono stati codificati da Giustiniano imperatore e mi domando se pacta sunt servanda, se i patti vanno rispettati» ha osservato il presidente dell’Associazione dei bancari, Antonio Patuelli, dopo che il governo ha ventilato un nuovo contributo da 5 miliardi al sistema finanziario nell’ambito della legge di Bilancio, nonostante l’accordo triennale siglato l’anno scorso.
Intanto, sul fronte sindacale, c’è da registrare che la Cisl ha giudicato «sbagliato» andare allo sciopero generale senza ancora conoscere i contenuti della manovra. L’organizzazione guidata da Daniela Fumarola, «pur rispettando le decisioni degli altri sindacati» (in questo caso della Cgil), ha preso le distanze dalla scelta di proclamare lo sciopero generale il 20 novembre annunciata sabato scorso: «È uno strumento di ultima istanza, che deve fondarsi su obiettivi precisi e motivazioni concrete, evitando di trasformarsi in una iniziativa generica o ideologica», è la linea messa nero su bianco nel documento approvato dal Consiglio generale Cisl.
Tornando ai contenuti della manovra, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha spiegato che il governo «ha tenuto in tale considerazione il settore agricolo da esentarlo dal pagamento dell’Irpef per due anni: una scelta che nella prossima finanziaria sarà confermata». E, ancora a proposito delle coperture, è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani osservando che «la platea più si allarga meglio è, c’è bisogno di estenderla a tutto il settore finanziario». «I petrolieri - ha comunque argomentato il ministro degli Esteri - hanno già fatto la loro parte sulla questione del prezzo del petrolio».
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