Manovra 2027, tessera per i ticket sanitari e più risorse per i farmaci: partiti in pressing
In che misura la politica sia l’arte del possibile quando c’è da mettere a terra una legge di Bilancio dovendo fare i conti con la coperta corta dei fondi a disposizione lo si capirà forse già domani. L’agenda del governo dovrebbe prevedere la riunione del Consiglio dei ministri convocata per dare il via libera alla Manovra.
Il condizionale è sempre d’obbligo, perché l’esecutivo attende ancora il giudizio dell’Ecofin sugli investimenti finanziati con la flessibilità europea sulle spese in energia e difesa. Ma l’annuncio di un CdM già domani è stato dato dal vicepremier Matteo Salvini, tra le prime parole non appena riconfermato segretario della Lega nel congresso straordinario che si è chiuso ieri a Milano.
Manovra 2027 domani in Cdm, partiti in pressing
Quando mancano, forse, ventiquattro ore al D-Day, lo schema della legge di Bilancio 2027, l’ultima della legislatura, è ancora affidato alla tradizione orale. L’ultima indiscrezione in ordine di tempo è sull’innalzamento del tetto al payback sanitario, il meccanismo che impone alle imprese fornitrici di ripianare lo sforamento dei budget sanitari delle Regioni. La maggioranza lavora sui dispositivi medici.
Lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato di essere al lavoro per «risolvere il nodo dal 2019 in poi», dopo aver già provveduto a tamponare gli effetti del meccanismo sulle annualità dal 2015 al 2019. Il ministero della Salute conta invece di poter alzare a 1,644 miliardi il tetto per i farmaci. In manovra «prevediamo un aumento del Fondo sanitario nazionale», ha assicurato il sottosegretario alla Sanità, Marcello Gemmato.
LE MISURE
Piatto forte della manovra sarà la flat tax al 5% di cui potranno beneficiare i neoassunti under 30. Un modo per sostenere il potere d’acquisto dei più giovani e una risposta indiretta alle piazze che da un paio di settimane stanno iniziando ad animarsi anche in Italia. Non è neppure esclusa la proroga della tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali, varata con la legge di Bilancio dello scorso anno e che ha avuto un buon riscontro. Sul piatto c’è anche il rafforzamento della maxi-deduzione sulle assunzioni di giovani e donne. Mentre si guarda a una riorganizzazione dei diversi bonus per le lavoratrici con più di tre figli, monitorando il reale utilizzo dei diversi strumenti finora a disposizione.
Più complicato il cammino del taglio dell’Irpef per i redditi tra 50mila e 60mila euro cui estendere l’aliquota al 33%. Anche nella versione ridotta, ossia portando lo scaglione fino a 55mila euro, il costo si aggirerebbe comunque attorno a 1,5 miliardi.
In tema di previdenza Forza Italia vuole dare risorse al comparto della sicurezza e della difesa. Sulla scuola rispunta il bonus paritarie (fino a 1.500 euro a famiglie con Isee sotto i 30mila euro), sostenuto da Noi Moderati. Forte del nuovo mandato alla guida del Carroccio, Salvini rilancia l’idea di Quota 100 per le pensioni, in un’ottica di revsione della legge Fornero, sempre osteggiata dal partito del vicepremier. Non la sperimentazione triennale già vista con il governo giallo-verde, ma in una forma nuova, che permetta l’uscita anticipata a 64 anni a chi ha iniziato a versare prima del 1996, con un ricalcolo contributivo e con un’integrazione dell’assegno per arrivare a una certa soglia sul minimo. I leghisti spingono inoltre per ampliare la soglia di accesso alla flat tax per gli autonomi.
Una Lega all’attacco, come la vorrebbe la candidata sindaca per Milano, Silvia Sardone. A mettersi i guanti ricordando il suo passato calcistico tra i pali e dicendo di trovarsi più a suo agio nel ruolo di portiere è stato invece proprio Giorgetti dal palco del congresso leghista.
LA FRASE
L’esortazione ai colleghi di partito è stata di ricordare che «la politica è l’arte del possibile, non dell’impossibile». Un conto sono i desideri dei partiti, un conto la stesura delle norme e degli articoli facendo slalom tra il rispetto degli impegni europei di riduzione del deficit, i prezzi delle materie prime energetiche in aumento e il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato che spingono verso l’alto la spesa per interessi.
Su 23,5 miliardi di interventi, al momento circa 14,3 miliardi sono coperti dalla flessibilità Ue. Gli altri 9 miliardi circa sono per oltre metà a carico del sistema finanziario, in particolare banche e assicurazioni. Con le prime che non hanno fatto mancare il proprio disappunto verso la nuova richiesta perché cambia le condizioni dell’accordo raggiunto un anno fa, con il quale gli istituti si erano impegnati a contribuire con 10,7 miliardi in tre anni attraverso la rimodulazione dei crediti fiscali.
Circa 1,2 miliardi dovrebbero arrivare invece dalla politica di revisione della spesa. La lista dei possibili interventi «è lunga», spiegano fonti del governo.
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