Mamma e figlia avvelenate, Gianni Di Vita ammette: «Sì, ho tradito mia moglie Antonella». Il messaggio sul divorzio e i pc rubati

«Sì, ho tradito mia moglie». È l'ammissione di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, morte dopo un sospetto avvelenamento da ricina a Pietracatella, in Molise. Una dichiarazione arrivata dopo diversi interrogatori e ora contenuta in un verbale delle sommarie informazioni testimoniali raccolte dagli investigatori. Ma nella complessa inchiesta sulla morte di mamma e figlia emergono anche altri elementi. Intanto si attende dagli Stati Uniti una risposta sulle ricerche online relative alla ricina.

Gianni Di Vita ammette il tradimento

La crisi matrimoniale tra Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi è uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando gli investigatori. Dopo essere stato ascoltato più volte, come riferisce il Corriere della Sera, l'uomo ha confermato di aver avuto una relazione extraconiugale. Alla domanda precisa degli inquirenti sull'identità dell'altra donna, Di Vita avrebbe risposto: «Sì, è lei...», confermandone il nome. Si tratta di una donna sposata, il cui marito è stato a sua volta interrogato ripetutamente nell'ambito degli accertamenti. Un particolare che si aggiunge agli elementi raccolti dalla Squadra Mobile per ricostruire i rapporti personali e familiari delle vittime, mentre resta ancora da chiarire chi abbia provocato l'avvelenamento.

Il messaggio di Antonella: «Aiutami a trovare un avvocato divorzista»

Che il matrimonio attraversasse un periodo difficile emerge anche da un messaggio WhatsApp del 2018, recuperato dagli investigatori dal cellulare di Antonella. «Aiutami a trovare un avvocato divorzista», aveva scritto la donna a un'amica, confidandole quindi la possibilità di mettere fine al matrimonio. La destinataria del messaggio, convocata in Questura, inizialmente non avrebbe confermato la circostanza. Lo avrebbe fatto soltanto dopo essere stata indagata per favoreggiamento. C'è poi un altro elemento sul quale gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza. Il marito della donna con cui Gianni aveva una relazione avrebbe incontrato Antonella il 22 dicembre, scambiando con lei anche alcuni messaggi. Era il giorno precedente al 23 dicembre, considerato la data più probabile dell'avvelenamento.

Il furto dei sette computer nella scuola

Gli accertamenti si stanno estendendo anche agli istituti scolastici della zona.

Al liceo di Casacalenda, dove insegna una cugina di Gianni Di Vita già ascoltata più volte dagli investigatori, a marzo erano stati rubati sette computer. Il furto, regolarmente denunciato ai carabinieri, presenta alcuni aspetti sui quali si sta cercando di fare luce. Almeno due dispositivi sarebbero stati sottratti da un'aula durante l'orario scolastico, mentre gli altri si trovavano in un secondo ambiente. L'episodio risale approssimativamente allo stesso periodo in cui il Centro antiveleni di Pavia comunicava agli inquirenti la presenza di ricina nei corpi delle due vittime. Il furto viene descritto come apparentemente mirato, ma non è stato accertato un collegamento con l'avvelenamento. Venerdì la scuola è stata interessata da una perquisizione informatica.

L'incendio doloso in un altro istituto

Durante gli approfondimenti nella zona è emerso anche un altro episodio: l'incendio doloso che a giugno ha distrutto una scuola elementare vicina al liceo. Le verifiche successive al rogo avevano evidenziato alcuni particolari, tra cui una finestra trovata aperta e il fatto che l'impianto elettrico fosse stato recentemente rinnovato. L'edificio era stato costruito nello stesso luogo in cui sorgeva una scuola crollata durante il terremoto del 2002. Anche in questo caso, tuttavia, non risultano elementi sufficienti per stabilire un legame tra l'incendio e la morte di Antonella e Sara.

Le ricerche su Reddit e il rapporto atteso dall'Fbi

Un altro fronte dell'inchiesta riguarda internet. Gli investigatori stanno approfondendo alcuni messaggi pubblicati su Reddit tra giugno 2025 e gennaio 2026, nei quali si parlava di un'ipotesi di delitto con caratteristiche ritenute molto simili a quelle del caso di Pietracatella. Le conversazioni contenevano riferimenti all'utilizzo della ricina e ai suoi effetti. Per risalire all'origine delle attività online, la Squadra Mobile attende ora un rapporto dell'Fbi sugli indirizzi IP associati alle ricerche. Un passaggio considerato importante per capire da dove siano partite quelle attività e chi possa averle effettuate. Al momento, però, non è stata accertata l'identità degli utenti coinvolti né un loro collegamento con la morte delle due donne.


Ultimo aggiornamento: domenica 18 ottobre 2026, 13:13

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