Mais, futuro a rischio: il caldo taglia i raccolti (e i costi maturano)

Temperature record e siccità: in Lombardia si stima una perdita tra il 20 e il 50%. Preoccupano le microtossine: il prezzo arriverà a 330 euro a tonnellata

Un agricoltore della Pianura Padana mostra l’effetto siccità nel campo di mais

Un agricoltore della Pianura Padana mostra l’effetto siccità nel campo di mais

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Milano – La lunga e calda estate 2026 ipoteca la resa nei campi lombardi dove si stima una perdita dal 20% al 50% della produzione di mais. Se il prezzo internazionale di grano è tornato a crescere (+10% nell’ultimo mese, +45% in un anno) così come quello del mais (+14% nell’ultimo mese) per effetto degli attacchi a porti e infrastrutture ucraine, nelle campagne lombarde, dove il mais resta la coltura cerealicola principe, si fanno i conti soprattutto con gli effetti del caldo. “Stiamo terminando la raccolta – spiega Fausto Nodari, agricoltore bresciano, commissario alla Granaria di Milano per Confagricoltura Lombardia, consigliere di Confagricoltura Brescia e vice presidente di Ami –. I dati sono sconcertanti sia per la produzione che per la salubrità del prodotto. Si stimano riduzioni delle produzioni tra il -20% ed il -50% rispetto alla media del periodo”. Non è solo il calo di produzione a preoccupare, ma anche la possibile presenza di microtossine, che compromettono la qualità e, quindi, anche il prezzo.

L’impatto sui prezzi

“Ci sarà una forte differenza di prezzo tra mais pulito per la zootecnia da latte, che avrà il valore massimo, e quello più compromesso, che andrà ad avicoli e suini che possono tollerare valori più alti di aflatossine, ma che vale di meno”. Ciò significa che se i costi di produzione si aggirano attorno ai 2.200-2.500 euro per ettaro, considerando una decurtazione media di produzione del 30% bisognerà vendere a 330 euro a tonnellata per pareggiare i costi, ma dove ci sono valori di tossine più elevati non si riuscirà a raggiungere i 250 euro. E con i costi elevati della merce importata, oltre che con i problemi di quantità (dagli Stati Uniti si aspetta di sapere quanti danni ha provocato El Niño), c’è un rischio di sostenibilità dell’intera filiera.

"Siamo arrivati alla frutta”

Siamo arrivati alla frutta, e se non interverremo con fattori importanti, come le Tea, non ci sarà la possibilità di produrre con valori che il mercato ci sta richiedendo. Non possiamo avere restrizioni senza avere alternative. Le nostre eccellenze stanno già importando il 60% di ciò che consumano”. La riduzione delle superfici destinate a mais, in Lombardia, è cronaca: nel 2026, secondo i dati Istat, sono 122mila gli ettari, contro i 312mila del 2016; solo a Brescia si è passati da 72mila a 27mila ettari in 10 anni. Un abbandono che potrebbe diventare strutturale, visto che gli agricoltori ricevono nel contempo proposte allettanti da aziende del settore energetico per impianti agrivoltaici, con offerte economiche difficili da contrastare.

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