Lutto nel mondo dell’arte: "Eredità da tramandare"
Dal legame con il collega Luigi Ghirri agli anni degli esordi con Beppe Zagaglia "I sessanta erano il periodo d’oro dell’innovazione nel mondo della fotografia".

Dal legame con il collega Luigi Ghirri agli anni degli esordi con Beppe Zagaglia "I sessanta erano il periodo d’oro dell’innovazione nel mondo della fotografia".

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Il mondo della fotografia modenese si stringe attorno alla famiglia di Franco Fontana. Tra i primi ricordi c’è quello della ’Fondazione Luigi Ghirri’, che sottolinea il legame professionale e umano tra Fontana e Luigi Ghirri, due figure che hanno segnato profondamente la fotografia italiana del secondo Novecento. "A nome della Fondazione Luigi Ghirri esprimiamo grande cordoglio per la scomparsa di Franco Fontana. A pochi giorni di distanza da Giuliano Della Casa, Modena perde un altro grande protagonista della sua storia artistica, che con nostro padre Luigi condivise parte del suo cammino professionale e umano. Spetta a noi oggi saper raccogliere l’eredità di questi sguardi e trasmetterla alle generazioni future".
Un legame che affonda nelle origini della fotografia di Ghirri, trasferitosi a Modena negli anni Sessanta e avvicinatosi proprio in quegli anni al mondo delle immagini. La sua curiosità e la crescente attenzione per la fotografia lo portarono a entrare in contatto con alcuni dei protagonisti della scena artistica del tempo, tra cui Fontana. Un rapporto che, come ricorda oggi la Fondazione, andò oltre la semplice conoscenza professionale. "Ci stringiamo nel dolore alla famiglia di Franco e a tutti i suoi affetti", concludono Adele e Ilaria Ghirri.
Tra chi con Fontana condivise invece direttamente gli anni degli esordi c’è Beppe Zagaglia, noto fotografo e narratore modenese, che lo conobbe alla fine degli anni Cinquanta. "Noi abbiamo incominciato a fare fotografie assieme. Avevamo fatto una società fotografica, la “F2”, due fotografi. Eravamo io e lui, ho ancora dei biglietti della carta intestata". Erano anni di sperimentazione nei quali entrambi cercavano una propria strada: "Eravamo due commercianti, ma nel frattempo eravamo anche appassionati di fotografia. I nostri scatti erano un po’ all’avanguardia: io ad esempio ero specializzato nelle foto a bambini e ambienti, lui era bravissimo con i suoi paesaggi astratti". Il sodalizio durò alcuni anni e portò alla realizzazione anche di alcune mostre insieme. "Poi io ho mollato e ho proseguito gli studi. Continuavo a scattare solo per me, per coltivare la passione", spiega Zagaglia. Indimenticabile, in ogni caso, quel periodo così stimolante: "I favolosi anni ’60 erano memorabili non solo per la fotografia, ma per l’arte in generale".
e.bia.
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