Lutto nel calcio, l'arbitro Domenico 'Nico' Falzier muore a 84 anni: «Una persona fantastica»

TREVISO - Lutto nel mondo degli arbitri di calcio. È deceduto a Casale, dove era ospite alla casa di riposo, Domenico (Nico) Falzier, 84 anni. Ex arbitro fino alla serie A della sezione di Treviso, nonché ex presidente della stessa. Dopo gli studi, ha lavorato per la banca Cassamarca in varie sedi, poi in piazza Aldo Moro dove è stato a lungo dirigente.

La carriera

Da figlio d’arte si è avvicinato al mondo degli arbitri: il papà Rino in tempi eroici era stato arbitro fino alla serie B e poi designatore dei fischietti trevigiani, Nico, classe 1942, iniziò ad arbitrare nel 1962 prima sui campi della Marca, poi del Veneto. Per la sua bravura, in breve tempo ha scalato i campionati del Veneto salendo alla C e quindi alla sere B dove ha diretto 90 partite. Poi la serie A con debutto in Avellino-Como appendendo il fischietto al chiodo nella stagione calcistica 1984. Falzier non era solo in campo: era attivo in sezione dove è stato presidente per un mandato dal 1997 al 1981 e poi osservatore mettendo a disposizione dei nuovi giovani e futuri arbitri la sua esperienza. E ai giovani ricordava sottolineare «che bisogna andare avanti oltre alle pressioni esterne, mantenendo l’equilibrio e la capacità di giudizio con impegno, talento e saggezza».

Gianni Cervellin, presidente onorario della sezione e suo predecessore alla presidenza, così lo ricorda: «Nico era una persona fantastica, un amico, abbiano condiviso il percorso di arbitro assieme con il corso nel 1962 unitamente anche a Milan e Leonida Coghetto di recente scomparso, è salito fino alla A ed è stato un equilibrato presidente». L'attuale presidente Calogero Castellino sottolinea: «Nico mi riporta indietro nel tempo, al 2001 quando entrai in sezione, lui era presidente e lo ricordo con grande affetto, una persona elegante e di grande signorilità. Era una persona rigida ma un grande dirigente, molto vicino ai giovani nella formazione tecnica e il rispetto delle regole, non solo quelle del gioco del calcio ma quelle dello stare all’interno dell’associazione e del rispetto. Ci lascia una quercia della sezione, non solo un arbitro di serie A ma un grande dirigente».