Lorena Isceri, il papà Franco: «Uccisa da un mostro, la picchiava ma lei non volle andare in ospedale»

«Lui la maltrattava, le aveva alzato le mani diverse volte, e durante le discussioni era arrivato anche a minacciarla con un coltello. Io continuavo a dirle: “Denuncialo, figlia mia, denuncialo”. Ma Lorena era troppo buona, non voleva fargli del male. E alla fine quella bontà l'ha pagata con la vita. Lui era un mostro». Parla con le lacrime agli occhi Franco Isceri è il papà di Lorena, la 45enne uccisa dall’ex compagno Federico Vella.

Franco, voi avevate mai conosciuto Federico?

«Io no. Mia moglie lo aveva conosciuto circa otto mesi fa, quando era andata a trovare Lorena a Firenze. All’inizio anche lei aveva avuto l’impressione che fosse una brava persona. Lorena era contentissima. Poi le cose sono cambiate».

Quando avete iniziato a preoccuparvi?

«Dopo circa un anno di relazione Lorena aveva scoperto che lui aveva contatti con altre donne. Da lì sono cominciati i litigi. Lei ci raccontava quello che succedeva, soprattutto a mia moglie. Il rapporto tra noi e nostra figlia era eccellente».

Le aveva mai alzato le mani?

«Purtroppo sì. E non solo le mani. Sono successe cose brutte dentro casa che per ora preferisco non raccontare tutte. Durante alcune discussioni è arrivato anche a prendere un coltello e a puntarglielo contro per minacciarla».

Perché Lorena non lo aveva denunciato?

«Glielo dicevo sempre: “Denuncialo, figlia mia, denuncialo”. Ma lei non voleva fargli del male. Era fatta così. Anche quando ormai avevamo capito che la situazione era diventata seria, continuava a non voler arrivare alla denuncia. Io insistevo».

Questa estate per questo l’avevate voluta in Puglia?

«Sì, eravamo tutti un po’ allarmati per questo fidanzato. Sono riuscito a convincerla a scendere e abbiamo trascorso un agosto bellissimo insieme. È rimasta qui più a lungo del solito. Quando poi doveva ripartire, le avevamo detto ancora di denunciarlo e non tornare».

Vella aveva problemi psichici?

«Questo è quello che Lorena aveva scoperto. Dopo circa un anno si era accorta che prendeva dei farmaci per problemi psichici. Lei mi aveva raccontato che la sua famiglia ne era a conoscenza. Io questo so da mia figlia».

Antonietta aveva continuato ad avere rapporti con lui anche dopo la crisi con la figlia?

«Sì. Quando litigavano, Federico telefonava spesso a mia moglie perché cercava conforto e voleva che intervenisse per farli riappacificare. Per un po’ Antonietta ha cercato di aiutarlo. Poi le telefonate sono diventate continue e anche lei non ne poteva più. Era diventato violento anche nel linguaggio».

E la mattina in cui Lorena è stata uccisa?

«Quel giorno Federico ha chiamato mia moglie quattro o cinque volte. Erano circa le due, le due e un quarto. Antonietta non gli ha risposto. Alla fine gli ha scritto: “Fede, ormai io non posso intervenire su mia figlia, ha 45 anni, deve decidere lei. Per cortesia non mi chiamare più”».

Lui come ha reagito?

«Le ha scritto “Sei perfida”. La insultava, parlava male anche di lei. Mia moglie cercava di stare zitta perché non voleva istigarlo e rispondere a queste provocazioni. Poi è arrivato l’altro messaggio: “È morta”».

Cosa avete fatto?

«Avevamo già dato l’allarme. Sapevamo che a casa di Lorena c’era la donna delle pulizie e mia moglie aveva anche il numero di un’amica. Abbiamo cercato di mettere in allerta il palazzo. Poi è intervenuta la polizia».

Lorena Isceri, l'sms di Federico Vella dal viadotto alla madre della ex fidanzata: «È finita, tua figlia è morta». Poi si è buttato

Lorena intanto era riuscita a chiamare il 112 dal bagagliaio.

«Sì. È stata bravissima. Era chiusa lì dentro ed è riuscita a chiedere aiuto. Poi lui si è accorto che stava telefonando. Io non ho ascoltato quella registrazione, conosco quello che è stato riferito. Ma so che mia figlia ha fatto di tutto per salvarsi».

Avete avuto contatti con i genitori di Federico?

«No, non li abbiamo mai conosciuti e fino ad ora non si sono fatti sentire. Noi siamo una famiglia democratica, accetteremmo anche delle scuse, ma in questo momento vogliamo soltanto riavere nostra figlia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA